Chi non viaggia…

Gli anni passati, in questo periodo dell’anno, mettevo a punto le ultime strategie – tra allenamenti e diari di bordo – per prepararmi al viaggio dell’estate. Vista a colpo freddo c’era più scaramanzia che lungimiranza, però era bellissimo illudersi che una pianificazione scrupolosa avrebbe tenuto a distanza di sicurezza gli effetti indesiderati di una vacanza non proprio ordinaria.

Credo che i viaggi siano una cartina di tornasole della nostra indole.

Non conosco persone interessanti che non viaggiano per scelta. Chi sceglie di rinunciare deliberatamente al godimento di una esplorazione del mondo (che sia un paesino a pochi chilometri da casa o la cima di una montagna dove ha perso le scarpe il Signore, poco importa) è solitamente una persona che pecca di curiosità: magari mangia poco o male, magari si rifugia sempre nel dispendioso 5 stelle extralusso a tiro di schioppo (per cui spende in una settimana l’equivalente di un mese in giro per due continenti), magari non trova il tempo per leggere manco un libro all’anno, magari non ha problemi di soldi ma pensa che è sempre meglio non spenderli in qualcosa che in fondo è solo uno spostamento da un luogo all’altro.

Ecco, il viaggio come mero spostamento, come transumanza di affetti, come status simbol (figuriamoci!), come sfogo obbligato a una pigrizia che è innanzitutto mentale dovrebbe essere riportato in un documento: “Viaggia solo se costretto”, allo stesso modo di “non ha votato”. Una scelta legittima che dà però l’opportunità agli altri di avere un’opinione legittima.

Florida, toccata e fuga

La nostra breve sosta a Miami si è limitata a South Beach, causa maltempo. Alloggiamo allo Shelley, un piccolo hotel pulito, con adeguato corredo di sistema di condizionamento rumoroso, che rispecchia i canoni dell’art deco district (190 dollari per due notti, tasse incluse). A pochi metri c’è la spiaggia libera dove l’acqua tiepida del mare lenisce a malapena le sofferenze della calura: il caldo umido di Miami non si evita, si affetta. Il resto è un susseguirsi estenuante di locali a uso e consumo di turisti in gran parte italiani.
Su Ocean Drive l’unico divertimento, a parte fare lo slalom tra i “buttadentro” di bar e ristoranti, è quello di osservare. Osservare questo pianeta del divertimento che gira sulla sua orbita, che batte il suo ritmo e che nello specifico, e non certo per sua colpa, ci vede come “The Others”. Ecco, South Beach nella nostra esperienza è stata una grande terrazza dalla quale affacciarsi per ammirare a distanza lo struscio 2.0. Continua a leggere Florida, toccata e fuga