Dimmi chi erano i Focke Wulf

2014-03-25 12.27.28

Nuova testimonianza di pervicace esistenza di un antico manufatto cruciale per il tenutario di questo blog.

Grazie a Lucio Savagnone.

Che banda

Musica fatta in casa

Mi è capitato di giochicchiare col Logic Pro X. Ha bei suoni, una bella stereofonia e non è difficile da usare se si mastica qualcosa di musica fatta in casa. Ecco il risultato di qualche ora di smanettamento tra un loop e l’altro, usando solo la tastiera del Mac: meglio ascoltarlo con la cuffia. Sarà la colonna sonora del mio video delle vacanze sulla neve (che ovviamente terrò per me).

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The Wikidrummer

Gli autori assicurano che nessun effetto reverbero è stato aggiunto. Qui il making of.

C’era una volta la new wave (coi suoi eroi)

Mistero...

Indovinate chi è questo distinto signore? Un aiutino, negli anni ’80 era il leader di gruppo musicale bello tosto. La risposta (e qualche altra sorpresa) la trovate qui.

Play it again, Laura

laura pausini

Ieri il Tg1 in prima serata ha dedicato un titolo (con relativo servizione) all’ultimo album di Laura Pausini. Nulla di strano se non si trattasse di un greatest hits, cioè di una raccolta di brani già pubblicati, ascoltati, digeriti.
Di certo la Pausini è una delle colonne della nostra musica d’esportazione. E di certo la ultra promozione di un album che è rimasticatura d’autore, ma sempre rimasticatura è, sa un po’ di beffa in un Paese in cui lo spazio per i nuovi artisti è interamente confinato ai talent. Che sono sempre più simili ai circhi, con partecipanti in gabbia, giudici domatori e tanta, tanta finzione.
E poi i greatest hits che senso hanno, ormai, in un’epoca in cui i brani sono sempre disponibili sui web store, acquistabili singolarmente e per giunta con lo sconto? La raccolta, come la conosciamo noi ex ragazzi degli anni Settanta, aveva senso quando anziché comprare l’intera discografia di un autore che ci piaceva, potevamo scegliere un condensato dei suoi pezzi più celebri senza svenarci economicamente. E, pensate, il Tg1 non ne parlava ancora.

Lou, take a walk on the wild side

Lou Reed, è morto oggi.

Basta una monetina

Grazie a Giuseppe Giglio.

Gino, che cammina con me

L’altro giorno mi è capitato di riascoltare, dopo qualche anno, un brano che conosco a memoria. E’ “Brother to Brother” di Gino Vannelli, un pezzo della mia adolescenza, la colonna sonora di mille corse, mille sciate, mille viaggi. E’ forse l’unico caso di musica che non rievoca in me un particolare ricordo perché è essa stessa la base di moltissimi ricordi.
Da ragazzino, e non solo, impazzivo per Gino Vannelli e in particolare per questa canzone. Per lungo tempo ne sono stato talmente obnubilato da ritenere l’assolo di batteria, che trovate al minuto 4,40, il più coinvolgente che abbia mai ascoltato.
Insomma, esagerazioni da eterno rockettaro.

Woman in chains

Un mondo con più musica sarà sicuramente migliore. Io mi impegno: più musica in questo blog.

I miei migliori dieci secondi iniziali

Da divoratore bulimico di musica sono molto sensibile all’attacco di un pezzo. Ecco, dopo attente riflessioni, la mia personalissima top five dei migliori primi dieci secondi in assoluto della musica rock.
Modern Love di Peter Gabriel.
Smoke on the water dei Deep Purple.
Money dei Pink Floyd.
Head over hells dei Tears for fears.
Johnny B. Good di Chuck Berry.

 

Campioni di campionature

Oggi la musica si fa anche con i sequencer/controller, strumenti ad alta tecnologia che governano e veicolano suoni provenienti da mille direzioni. Questo è un buon esempio per capire.
L’elenco completo dei brani campionati lo trovate qui.

(E’ consigliato l’ascolto in cuffia).

Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale

La prima canzone che ho ascoltato è stata “Viva la pappa col pomodoro” di Rita Pavone, ma avevo un anno. La prima canzone che ho cantato, ballato e, in cuor mio suonato”, è stata “Vengo anch’io, no tu no” del compianto Enzo Jannacci.

The dark side of the music

In questi giorni The dark side of the moon dei Pink Floyd compie quarant’anni. Al di là della spinta innovativa e delle vicende storiche che ne hanno fatto uno degli album più venduti di tutti i tempi, resta – mio parere – una sola constatazione da fare. Tutti quelli che giustamente (ingenuamente?) credono che la musica sia infinita e che non si possa applicare un criterio statistico all’arte, hanno di che pensare oggi: non c’è da dire “ai miei tempi” né “il passato non ritorna”, ma semplicemente c’è da arrendersi a una musica attuale che va giù liscia come un pasto stupidamente perfetto, che non lascia nulla nel suo transito (ergo, non nutre) e si smaltisce quasi interamente coi suoi residui.
Era bello sentirsi affamati con un’improvvisazione vocale – perché di questo si trattò – come The great gig in the sky.

Dica 33

Serata con amici musicisti. Si ascoltano vecchi brani, senza cedere alla nostalgia: per noi la musica del passato ha un tasso qualitativo innegabilmente superiore rispetto a quella che si ascolta per ora, quindi siamo serenamente rassegnati.
Poi qualcuno mette mano ai dischi. Sì, proprio quelli: i vinili. Si tirano fuori gli album, i 33 giri o long playing come si chiamavano. E sembra che il tempo si accoccoli accanto a noi.
Un’immagine mi colpisce, tanto che la blocco con uno scatto fotografico: il disco di Nat King Cole tra le mani del mio amico Gaetano sembra enorme, innaturalmente grande.
E – lo capisco – non è l’abitudine alla maneggevolezza del cd, ma la lente di ingrandimento del tempo. Che almeno in questi casi non è passato invano.

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