Neanche nello Zimbabwe
Sorpresa (!!!), Berlusconi fece pressioni oltre il consentito per far chiudere Annozero. Sorpresissima (!!!), c’è pure Minzolini coinvolto.
Sorpresa (!!!), Berlusconi fece pressioni oltre il consentito per far chiudere Annozero. Sorpresissima (!!!), c’è pure Minzolini coinvolto.

La farsa del presunto freelance che provoca il premier, con tanto di rissa col ministro, è il classico specchietto per le allodole.
E dire che Berlusconi aveva un’occasione preziosa: dimostrare la sua infinità bontà davanti al comunista di turno (per giunta un po’ strambo) liquidando la domanda su Bertolaso con una risposta stereotipata delle sue. Invece si è irrigidito ed è caduto nella trappola della provocazione in stile Bar dello sport: quando il tasso alcolico sale, si alza la voce e si tirano giù mogli, santi e parenti del sindaco. Il premier non aveva bevuto (l’alcol è in conflitto col Viagra) però l’adrenalina fa brutti scherzi.
Alla fine l’indignazione, i commenti e le esecrazioni sui media delle allodole si sono raggrumate attorno alla domandina del freelance e ci si è distratti dall’attacco governativo a giudici e radicali, dall’annuncio di una manifestazione di piazza ad opera della maggioranza (!!!) e dall’approvazione dello scudo per premier e ministri in caso di provvedimenti giudiziari.
Non sono un complottista però mi pare che in questo caso ci sia materiale su cui riflettere.
Il Giornale di Sicilia, con meritorio spirito d’iniziativa, si è offerto di dar corpo al sindaco invisibile di Palermo. Da ieri si può scrivere a Diego Cammarata, tramite un’e-mail fornita dal quotidiano di via Lincoln, per chiedergli come va, come è andata e come andrà.
La rubrica del giornale più rubrichizzato della Via Lattea (presto ci sarà quella che raggruppa le pagine pari per distinguerle da quelle dispari) s’intitola Parola di sindaco e, visto il personaggio, è una bella scommessa.
Il primo cittadino di Palermo è infatti noto per la sua allergia al contraddittorio, per il suo magico defilarsi in uno sbuffo di cipria, per la sua capacità acrobatica di schivare ogni impegno che comporti impegno, per la sua evanescente coerenza del negare sempre.
Parola di sindaco, nel mio immaginario, equivale a Fedeltà di marinaio, o a Genio di un boy scout (in omaggio al comico Jack Benny), o a Vergine di una Selen, oppure fate voi…
Comunque, torniamo a noi. Anzi a lui.
Nel suo esordio sul Gds (lo potete ammirare qui) Cammarata incorre a secondo rigo in un lapsus freudiano. Così si rivolge al fortunato lettore selezionato dalla direzione del giornale.
Innanzitutto voglio ringraziarLa per il tono della Sua lettera, propositivo e attento.
Perché? Si aspettava forse un tono incazzato? E come mai? Chi può mai avercela con lui, sindaco propositivo e attento?
La spiegazione inconscia la fornisce lo stesso Cammarata nell’excusatio del rigo seguente.
In una città grande come Palermo è possibile che si registrino alcune inefficienze nei servizi pubblici.
Il tono è quello di una celebre intervista in cui si descriveva Palermo come una città felice: pochi aggiustamenti e sarebbe un eden in terra, con tanti Cammaratini bianchi a suonare, cantare e brindare leggeri nel cielo.
Segue la disamina del problema lamentato dal lettore, la pulizia di Villaggio Santa Rosalia, nota emergenza della città. Con tanto di autoassoluzione, pratica di cui il sindaco di Palermo è campione mondiale.
E’ anche grazie alla segnalazioni dei cittadini che spesso veniamo a conoscenza di queste inefficienze che non sempre arrivano subito, e direttamente, a nostra conoscenza.
Finisce come nelle favole Fabbri.
La ringrazio signor (…) di avermi scritto e spero che, anche senza il tramite del Giornale di Sicilia, continuerà a farlo. Per rilevare disservizi e guasti e, quando lo riterrà, per rassicurarci sulla bontà degli interventi eseguiti.
Insomma, sentiamoci caro signore. Mi chiami anche in privato. Io sono il sindaco di tutti, e tutti mi interessano. Sono al suo servizio, per servirla servizievolmente. Qualità e convenienza per tutti, non ci sono paragoni. Si fa credito a pensionati, nullatenenti e protestati. Venghino signori.
Il meraviglioso Diego nel meraviglioso paese delle meravigliose meraviglie.
Agli appassionati del genere segnalo che Renato Vallanzasca ha un’affollata bachechina su Facebook e che il signore in questione risponde ai fans dal profilo della moglie.
“La democrazia è a rischio”, avverte Daniele Houdini Capezzone. E in questa frase c’è tutto il senso del potere della classe politica egemone.
Lo scenario, lo sapete, è quello in cui l’esclusione delle liste del Pdl dalla prossima competizione elettorale viene inquadrata dai berlusconiani come un atto odioso e liberticida.
La discussione, per effetto dell’ormai noto straw man argument, si è incanalata sulla possibilità o meno di privare gli elettori di una fondamentale componente partitica. In realtà bastava risparmiare le forze e avere il coraggio di pronunciare una parolina semplice, che in Italia produce più allergia delle graminacee: regola.
Se una lista si presenta in ritardo o incompleta, come qualsiasi altro atto pubblico e/o privato, non c’è motivo di invocare i motivi di sicurezza nazionale o di maledire le toghe rosse: più saggio tirare le orecchie al responsabile che ha fatto tardi o si è dimenticato di allegare un documento.
Ma nell’Italia del terzo millennio il confine tra l’abuso di potere e il ridicolo capriccio del più forte, è quasi invisibile. E l’errore dà spunto per il sopruso, la mancata ammissione di responsabilità innesca una dichiarazione di guerra.
Se questo Paese non avesse gravi problemi di memoria, ci sarebbe da consumare taccuini per segnarsi le dichiarazioni dei papaveri pidiellini di questi giorni. Per poi restituirle con fragore di pernacchie ad ogni coda di ufficio pubblico, in ogni passo dell’iter burocratico che la vita ci impone.
Manca un bollo? Beccati ’sto Schifani, prrr! Il termine è scaduto? Prenditi ’sta Polverini, prrr!
Il precedente di un provvedimento legislativo coniato ad hoc per rimediare alle cazzate (private?) di quattro politicanti improvvisati – braccia tolte al mercato degli after hour – poteva essere la goccia che mancava per far traboccare il vaso del ridicolo. Invece, grazie anche a un Capo dello Stato di cui non si può dire nulla solo perché il sonno degli anziani è sacro, è purtroppo argomento da agenda politica. Poteva essere una indimenticabile baggianata. Invece la si è resa una cosa seria.
Non siamo in dittatura, i dittatori prendono sul serio il popolo: altrimenti non ordinerebbero epurazioni e fucilazioni.
Siamo al luna park, tra cassieri stonati e manovratori ubriachi che degli avventori se ne fottono.
Qui c’è qualcuno che ha le carte in regola per fare carriera politica.
Uno dei vantaggi di internet sta nella facilità con la quale ci si scambia informazioni, esperienze. Quindi diamoci dentro. Ad esempio io voglio approfittare di queste righe per dirvi che se credete che la Nokia faccia solo bei telefonini, sciccosi e ipertecnologici vi sbagliate. Fa anche l’E52, bello, sciccoso, ipertecnologico e… cagionevole di salute. Me ne è stato regalato uno a natale ed è già al secondo ricovero. Spero che non si tratti di un male incurabile.
Ieri sera sono entrato nel sito del Kempinski hotel Giardino di Costanza, Mazara del Vallo, Sicilia, Italia. Ho trovato solo due versioni: quella inglese e quella tedesca. E siccome io sono italiano e anche un po’ permaloso con due clic ho virato verso altri lidi. Cliente/i perso/i, tiè.
Esempi di sostanza che prevale sulla forma.
Mangio coi piedi nel piatto perchè devo pur sempre nutrirmi.
In auto me ne frego dei divieti e delle norme del codice della strada, l’importante è arrivare.
Sono candidato a qualunque Nobel anche se nessuno a Stoccolma sa della mia esistenza: oggi mi sento un tipo da premio.
Le dita nel naso arrivano lì dove il fazzoletto si ferma.
Si diffonde su internet il tam tam dell’appello all’Ordine dei giornalisti per il modo in cui il Tg1 ha trattato la sentenza Mills, spacciando per assoluzione una prescrizione.
La protesta è fondata e la testata in questione è recidiva a causa della “fantasia” del suo direttore, Augusto Minzolini.
Il rischio però è che per colpire un generale ci si dimentichi del volume di fuoco dell’intera armata.
Gran parte dei programmi del servizio pubblico raccontano frottole o, peggio, spacciano fumo per arrosto con la complicità dei partiti di governo. Non a caso qualche giorno fa il massimo dell’attività di controllo sulla qualità dei programmi della tv nazionale ha prodotto un provvedimento di sospensione di un tale che aveva parlato della commestibilità dei gatti.
Insomma, si è presa una cazzata e la si è travestita da atto sovversivo a mezzo tv: la conseguente azione censoria, a garanzia delle masse, è stato pubblicizzata come segno di una vigilanza attiva.
La mistificazione ha sempre trovato terreno fertile nel mondo dell’informazione. Ricordo il titolo di apertura di un noto giornale siciliano all’indomani dell’omicidio di Salvo Lima: “Lima, delitto politico”.
Si dice che Falcone si arrabbiò moltissimo leggendo quelle pagine.
Ma Falcone non era Saviano. E Berlusconi non era ancora diventato l’enzima che coagula tutti i mali.
Nessuno raccolse firme, né si rivolse all’Ordine dei giornalisti. Eppure lì c’erano un morto per terra e le pistole dei killer mafiosi ancora fumanti.
C’è una prescrizione per la vergogna?
Nicole Minetti parla di sè come candidata alle Regionali lombarde. Secondo voi chi si sta battendo per valorizzare il ben noto suo talento politico?
Grazie a La contessa.
L’altro giorno, dopo aver letto questo post, mi è venuta la curiosità di andare a sbirciare in giro tra i file robots.txt di vari siti.
Cosa sono i file robots.txt? Sono muri tirati su dagli amministratori di un sito internet per evitare che i motori di ricerca entrino in alcune stanze del sito stesso. In pratica servono per dire a Google, Yahoo e compagnia bella di non indicizzare (leggi: di non rendere pubbliche) certe pagine.
E per essere più chiaro parto subito con gli esempi.
1) Il Corriere.it ha blindato questa stanzetta.
Disallow:/politica/10_febbraio_05/sabrina_ferilli_non_ sono_la_sora_palin_5d9b4bb8-1224-11df-b50d-00144f02aabe.shtml
Ciò significa che ha sottratto agli spider dei motori di ricerca un articolo (che nel caso specifico è stato anche cancellato) riguardante alcune controverse dichiarazioni di Sabrina Ferilli sulla mancanza di gnocca nel Pd.
2) Nel sito di Repubblica.it la situazione si fa più complessa. Qui i robots.txt blindano la notizia dell’arresto nel 2006 del capogruppo dei Ds nel consiglio regionale della Calabria.
Disallow: /2006/08/sezioni/cronaca/ds-arrestato /ds-arrestato/ds-arrestato.html
Alzano il muro su un’antica (e per noi siciliani nota) vicenda di cocaina al ministero delle Finanze.
Disallow: /online/cronaca/cocafinanze/interce/interce.html Disallow: /online/cronaca/cocafinanze/mai/mai.html Disallow: /online/cronaca/cocafinanze/inte/inte.html Disallow: /online/cronaca/cocafinanze/interce/interce.html
E cercano di rinchiudere nel dimenticatoio la campagna di stampa sul caso Telekom Serbia.
Disallow: /2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/caso/caso.html Disallow: /2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/taormina/taormina.html Disallow: /2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/taormi/taormi.html Disallow: /2003/i/sezioni/politica/telekomserbia2/dini/dini.html Disallow: /2003/h/sezioni/politica/telekomserbia/nomi/nomi.html
3) Il sito dell’Ansa non ha troppo a cuore la tecnologia.
Disallow: /iphone/
E mostra una certa allergia verso altri argomenti non proprio secondari.
Disallow: /finanza/ Disallow: /cinema/ Disallow: /elezioni 2008/ Disallow: /ecoenergia/
4) Il Comune di Catania cerca di metter fuorigioco i curiosi.
Disallow: /il_comune/atti-amministrativi/
5) Mentre – dulcis in fundo - il Comune di Agrigento se ne frega di Brunetta e dà una mazzata alla trasparenza, come se si trattasse di un insulso fenomeno estetico: roba da pizzi e collant insomma.
Disallow: /AGRIGENTO/amministrazione/giunta/ Disallow: /AGRIGENTO/operazione_trasparenza Disallow: /download/operazione_trasparenza Disallow: /download/atti_on_line
Questi sono i pochi esempi che ho avuto il tempo di reperire. I tecnici e gli esperti di queste diavolerie informatiche mi perdoneranno per l’uso abusivo di termini specifici. Sono pronto a raccogliere suggerimenti ed eventualmente a correggermi.
Però – ammettetelo – il gioco è istruttivo.
Ah, leggete il primo rigo del robots.txt del sito del ministero delle Finanze.
Per motivi di lavoro, in questo periodo, leggo molto di ciò che scrivono i non giornalisti, i non scrittori, i non addetti ad alcuna forma di comunicazione. E mi accorgo di quanto sia sempre più difficile trovare persone che siano in grado, o che abbiamo voglia, di esprimere un concetto in modo semplice. Cioè usando le parole (anche poche) di cui si conosce il significato.
Attenzione: non sto parlando di strafalcioni né di sfoggio di cultura ma, lo ripeto, di concetti.
C’è molta distrazione, si è perso il gusto per i particolari, si digita poco e si copia-incolla moltissimo. Si saccheggia il file altrui persino per inviare una e-mail a un parente, come se per scrivere “Caro Peppinello, il mal di pancia non mi abbandona da due giorni” ci volesse chissà quale ispirazione.
Si è stitici al limite dell’insopportabilità: lo slang stile telefonino contagia i fogli di word che abbondano di nn, xké, c6, 1 altro.
Si fanno domande senza fornire elementi che possano far decollare una risposta decente: nell’era della comunicazione globale il buon senso, che pure è gratuito, ha pochi clienti.
Non si cerca di sorprendere, la sorpresa ha una controindicazione in chi la deve confezionare, comporta uno sforzo intellettuale. Pratica intollerabile per chi deve scegliere se utilizzare il proprio tempo per rispondere ai finti amici di Facebook o per tuffarsi nello zapping impoltronito del trash pomeridiano.
Il concetto scritto è in decadenza perché ci mette faccia a faccia con quella concretezza che la tv ha sublimato in urla e volgarità. La forza della ragione si piega a quella dell’ugola e per farsi capire è più semplice aggrapparsi all’illusione catodica che al vocabolario.
Morale: prevale chi è più violento, chi è più maschio (anche se donna), chi digrigna i denti; soccombe chi vorrebbe spiegare, chi riflette, chi conosce la differenza che passa tra realtà e reality.
I nuovi ignoranti non sono identificabili per censo, casta, livello di istruzione, appartenenza politica (un tempo accadeva così). La loro categoria è trasversale come la televisione, il Blackberry, il mega screen di Trony e il 1288 che se lo chiami ti dice persino dove cenerai domani e con chi ti tradirà tua moglie.
La crisi dei valori, che pure credevamo apocalittica, è solo un ricordo piacevole al confronto con la nuova emergenza.
Perché?
Perché la morte dei concetti comporta l’estinzione dei sistemi di relazione basati sulla qualità e sulla logica.
Il futuro è un pianeta lobotomizzato che vibra solo per gli istinti dei peggiori che hanno un palco, dei più abietti che hanno i muscoli, degli avanzi che si sono autoeletti sostanza.
Pensateci, l’avvenire è il Grande Fratello.

Mario Centorrino, meglio conosciuto come l’economista Mario Centorrino (una frase ricorrente sui giornali come l’asfalto reso viscido dalla pioggia, dai rubinetti non esce il prezioso liquido, poteva essere una tragedia, le isole isolate e la scure della Corte dei conti) ha scelto il modo migliore per tornare sui giornali nella sua veste di neo assessore alla Formazione del governo lombardiano-siciliano. Il modo migliore per i tempi che corrono, cioè il peggiore per chi questi tempi vorrebbe azzopparli.
La sua ricerca dell’ottimismo, cioè quella messa in atto da un economista di sinistra collaboratore di giornali di sinistra (noi lettori di sinistra abbiamo divorato i suoi articoli con la stessa felicità con la quale si recita un rosario), ha prodotto un primo importante risultato: Sciascia, Camilleri e Tomasi di Lampedusa non vanno letti. Che è come dire, il pensiero lieve parte dalla filosofia Weight Watchers.
Una provocazione, dicono alcuni per giustificarlo. No, le provocazioni sono quelle che fanno pensare, anche con modi urticanti.
Poi ci sono gli errori, e quelli, se ammessi, diventano occasione di crescita.
Qui, come si capisce, non si tratta né di provocazione né di errori.
E la vicenda è talmente chiara che è inutile perdersi in giri di parole. Quelle di Centorrino sono semplici, pure, tristi cazzate. Diciamoglielo chiaramente.