feb 3 2012

Battisti, che ci canti?

Ieri sera Cesare Battisti a “Le iene”, con la sua cantilena da o gege o gege, ha parlato come un furbo, in stile mafioso, a un popolo di presunti imbecilli, con argomenti da analfabeta e ragionamenti da terrorista. In pochi minuti insomma è riuscito inconsapevolmente a smontare quello che secondo lui e i suoi accoliti sarebbe un immane complotto.
Dice, infatti, Battisti di non essere mai stato ascoltato dai giudici che lo hanno condannato. Certo, se non fosse scappato lo avrebbero sentito, eccome. Da lì una valanga di minchiate: non ho mai sparato, mai ucciso, c’erano tanti di quelli che facevano la lotta armata e giusto a me devono incolpare… Se fossero dialoghi di uno dei suoi romanzi, scommetto che lo stesso Battisti li disconoscerebbe per mancanza di plausibilità. Ma uno che spara e ammazza e che poi senza nemmeno lavarsi le mani accarezza la tastiera di un computer per scrivere libri non può fermarsi davanti a simili sottigliezze. L’arte è invenzione, creatività, volo… per l’estero, sola andata.

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gen 28 2012

In fondo a sinistra

A Palermo il centrosinistra ha fatto un casino e le primarie sono saltate. E’ poco elegante dire che nel mio piccolo l’avevo previsto, lo so. Però siccome qui non stiamo a pettinare le bambole e sono parecchio arrabbiato per come è finita la vicenda, me ne frego e linko questo post che già quasi due mesi fa annunciava il disastro politico.

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gen 26 2012

La signora o signorina Mrazova

Una tale Ivana Mrazova sarà strapagata per affiancare, da sola, Gianni Morandi al Festival di Sanremo dopo che una tale Tamara Ecclestone si era offesa per non essere trattata da perfetta sconosciuta qual è. Solo che ci deve essere stato un difetto di comunicazione tra il manager della starlette e i lungimiranti funzionari della Rai perché la signora o signorina Mrazova, non sapendo cos’è il Festival della canzone italiana, ha immediatamente dichiarato ai poveri cronisti incaricati di spremere acqua dalle pietre che lei la canzone italiana proprio la detesta.
Il bello è che anche questo minimo episodio ci dà conferma che viviamo in un Paese in cui nessuno si scandalizza più di nulla, un Paese emancipato anche nelle minchiate. Il brutto è che la signora o signorina Mrazova condurrà davvero il festival di qualcosa che odia apertamente.

P.S.
Spunto per i poveri cronisti che devono spremere acqua dalle pietre: chissà che ne pensa Tamara Ecclestone…

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gen 20 2012

Giovani idioti

A Palermo alcuni studenti hanno bruciato il tricolore perché “simbolo di uno Stato che sta riducendo in miseria la popolazione” e bla bla bla. E’ evidente il marasma intellettivo di questi poveri ragazzi che confondono uno Stato con un governo e che non hanno idea di cosa sia una patria. Quando ci si diletta coi simboli bisogna stare molto attenti. In ogni simbolo c’è un significato universale, prorompente, e un link che riconduce a noi, alla nostra memoria. Ignorarli equivale ad azzerarli. Passi per la memoria individuale (ognuno è libero di ricordare e celebrare quello che vuole), ma il significato universale è anche mio quindi, cari ragazzi, giù le mani dal tricolore. Andate a studiare e cercate di crescere prima ancora di invecchiare.

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gen 20 2012

Chi rompe i forconi

Ne ho già scritto qua, ma voglio ribadire.
Dai tassisti di Roma ai forconi di Palermo è in atto qualcosa che superficialmente potrebbe essere identificata come una prova di forza, ma che in realtà è una testimonianza di debolezza dello Stato.
Il momento difficile non autorizza nessuno a scatenare rivolte che hanno soltanto brutti effetti collaterali. Passare all’incasso di un diritto con un’arma in pugno equivale a calpestarlo, quel diritto. Anche perché coi sacrifici che si vedono all’orizzonte, qualcuno potrebbe decidere che il modo migliore di evitarli è di imporli agli altri. E questo è un ragionamento che porta dritti alla guerra civile.
Quindi tollerare istituzionalmente manifestazioni come quelle che stanno paralizzando la Sicilia è quantomeno un atto di imprudenza, al netto delle responsabilità personali.

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gen 13 2012

Lui che non si era più visto

Per un paio di mesi non si è visto, o si è visto poco. Stava dietro le quinte, lui che se ha bisogno di un palcoscenico si compra tutto il teatro. Al massimo una comparsata tra gli scranni del Parlamento a riscuotere il bacio di una tettona o l’abbraccio di un collega inquisito.
Noi poveri illusi cantavamo la nostra gioia per la sua fine, consolando i maestri della satira orfani di una immensa fonte di ispirazione. Ci sentivamo talmente liberi da non renderci conto che lui non era finito, stava solo riprendendo le forze.
Poi è bastato un piccolo colpo di coda, ieri, per rimettere ordine nel caos ordinato della moderna politica.

Quell’amico di camorristi non va arrestato perché io dico così.
La Lega non può fare quello che vuole finché qui comando io.

Il vecchio incubo che si fa attualità.
Ci saranno milioni di persone che giudicheranno normale la presenza, anzi la sussistenza di uno come Silvio Berlusconi nel tessuto politico italiano, dopo tutti i guai che quest’uomo ha causato a questo Paese.
Il succo di queste righe è che io non la penso come loro.
Per me il peso di uno come Berlusconi sul destino di questa nazione è fatale. Ed è bene fissarle certe distanze.

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gen 11 2012

La piaga, il dito e il pregiudizio

“Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia?”.

Il criminologo e psichiatra Francesco Bruno prende il suo pregiudizio, ne fa una piaga e ci ficca dentro il dito pur di creare un caso.
Bruno è infatti un personaggio che vive di ospitate televisive, commenti salottieri, baggianate catodiche. Non è un polemista, ma un frutto di polemiche. Dove c’è una chiacchiera perduta, lì c’è lui appeso all’ultima sillaba prima della pausa pubblicitaria. Dove si discute di sangue e sesso, di prove e provini, lì c’è lui, strabordante di saccenza. Che siano crimini o frittelle, Bruno ha sempre una rincorsa pronta pur di spiccare il salto oltre l’asta della logica comune. E immancabilmente usa lo stesso metodo: prende un (pre)giudizio, ne fa una piaga e ci ficca dentro il dito.
Quel che ne scaturisce non è dolore, ma imbarazzo. Per lui, per le sue tesi paradossali, per un presenzialismo che sa di starlette inceronata. Ma questo Francesco Bruno non lo sa.

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gen 9 2012

Twitter tornasole

Il bello di Twitter è che se i tweet te li scrive l’ufficio stampa si vede. Ad esempio, Paola Perego se li scrive da sola.

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gen 6 2012

Il diritto di Fabio Volo e il rovescio della grammatica

Ieri su Twitter, Fabio Volo ha scritto:

L’italiano per uno degli scrittori più venduti d’Italia non è un optional. Allora mi sono permesso di far notare la cosa.

Uno strafalcione può capitare a tutti, si capisce. Anzi, su un social-media come Twitter, può essere l’occasione per familiarizzare coi fan, tendere un filo di conversazione reale. E, ritengo, può costituire soprattutto uno spunto costruttivo: chi scrive per mestiere deve comunque aver cura della materia prima, la lingua.
Invece, nell’assenza di un qualunque cenno dello scrittore, la risposta dei fan di Volo è stata la seguente (ma è soltanto un concentrato delle decine di tweet, previo filtraggio degli insulti ai danni del sottoscritto).

I lettori di Fabio Volo sono liberi di considerare la grammatica un accessorio: un autore si sceglie anche per affinità. L’importante è che costoro non pretendano che la restante parte del mondo – per fortuna maggioritaria – la pensi come loro.

 

 

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dic 22 2011

Perseverare è diabolico

Foto da diPalermo.it

I cartelloni pubblicitari del circo Città di Roma, in questi giorni a Palermo, contengono uno strafalcione poderoso. Il bello è che già nel 2008 ci eravamo occupati di questo caso: stesso circo, stesso manifesto, stesso errore.
Non sono bastati tre anni per togliere un apostrofo di troppo. Ma abbiamo fiducia…

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dic 21 2011

Un obbligo

Fino a qualche settimana fa c’era un tale che diceva, ridacchiando in tv, che tutto era a posto, che i ristoranti erano pieni e che di grave c’era solo il pessimismo della sinistra.
Da oggi siamo ufficialmente in recessione.
Quindi dare dell’impostore a quel tale diventa un obbligo civile.

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dic 21 2011

Ai confini della creatività

Grazie a Giuseppe Giglio.

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dic 14 2011

Il quiz contro l’insonnia

Tra le pochissime cose che guardo in tv ci sono i quiz del tardo pomeriggio. Quest’anno mi era piaciuto “Avanti un altro”, molto più de “L’eredità” (a parte il gioco finale). Attendevo con curiosità il nuovo programma di Gerry Scotti, “The money drop”, e dopo le prime puntate mi devo ritenere insoddisfatto.
Il quiz è un contenitore di tempi morti, riempiti da replay insopportabili che riproducono la finta felicità dei concorrenti. E i concorrenti sono la parte più debole dell’intero format. Si chiede loro non tanto di rispondere alle domande, ma di essere interpreti, di recitare, di dare al gioco il ritmo che non c’è. E poi gli stacchetti in ritardo e i farraginosi movimenti di camera non aiutano il povero conduttore a tenere sveglio il pubblico che rischia di appisolarsi prima di cena.
Insomma il programma è lento e noioso, almeno in questa versione (è molto probabile, oltre che auspicabile, un aggiustamento in corsa).
E’ vero, dopo il quiz di Bonolis era difficile trovarne uno altrettanto scoppiettante, ma al momento Gerry Scotti e compagni è come se non fossero nemmeno scesi in campo.

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dic 13 2011

Vade retro, pettegoli!

“Perché non vi diamo queste notizie. L’ultimo pettegolezzo del momento, le famose cene o feste nelle residenze private del premier Berlusconi, Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Dentro questa storia piena di allusioni, rancori personali, non c’è ancora una notizia certa né un’ipotesi di reato”.

Augusto Minzolini, editoriale del 22 giugno 2009.

Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio la lettura del “libro bianco” sul Tg1 da giugno 2009 a marzo 2011 a cura del comitato di redazione della testata.

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dic 9 2011

Automaticamente

Il mio amico Massimo, dal confine tra Francia e Svizzera, mi scrive: “In Italia il canone Rai è evaso dal 26.9% degli Italiani. Ma lo sapete che in Francia non si può acquistare un televisore senza che ciò comporti automaticamente la registrazione al Tresor Public di modo che automaticamente (di nuovo!) sulla tassa patrimoniale (anche sulla prima casa) si aggiunga il contributo audiovisuel?”.
Certo, non conosco la qualità dei programmi francesi. Però l’idea di un automatismo che non consenta furbizie e che, automaticamente, registri posizioni contributive non mi dispiace.
Detto questo, va ricordato che in Italia il meccanismo è simile, solo che i risultati sono disastrosi su tutti i fronti.
Nel 1954 si pagavano 12.550 lire e la tv era il futuro. Nel 1994 si pagavano 156.000 lire e la tv era già stata sbranata dai partiti. Nel 2011 abbiamo pagato 110,50 euro e la tv pubblica è morta e sepolta.
Ecco, prima di tutto, quando si chiedono soldi bisognerebbe pensare al prodotto, la cui qualità dovrebbe valere la cifra che viene richiesta. Altrimenti dovrebbe essere lecito da parte del consumatore pretendere un rimborso. Ieri, ad esempio, sono stato al cinema…

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