set
2
2010

Ieri la Padania ha manipolato una foto (clicca per ingrandire) per dimostrare che la Cgil sta con gli zingari, cioè contro il popolo italiano. Al di là della risata spontanea per una macchinazione così debole e così lontana dai problemi reali del Paese (qualcuno può dimostrare che i Rom e la Cgil siano emergenze nazionali in questo preciso momento?), va sottolineato il carattere più militaresco che militante di un giornalismo da manganello abusivo. Dilaga la violenza, latita la notizia; imperversa la falsità, si estingue la verosimiglianza.
Ci vorrebbe un solo grido, dalle Alpi alle piramidi, indirizzato a questi dilettanti dell’informazione: inizia con “vaff” termina con “culo”.
ago
31
2010
Gheddafi sbarca in Italia e viene acclamato come uno statista, lui che sconosce i diritti civili.
Anziché esibirsi davanti a un pubblico pagante, lo fa davanti a un pubblico pagato.
Per strada dà l’elemosina a un immigrato nordafricano travestendosi da turista di lusso.
Incontra Berlusconi dopo aver parlato delle donne del suo paese: il premier italiano ovviamente lo accoglie con l’acquolina in bocca.
Risate.
Sipario.
ago
30
2010

Non deve destare scandalo che un vecchio dittatore abbia ancora qualche insana pulsione sessuale e si pavoneggi in modo patetico davanti a centinaia di hostess pagate per far finta di essere interessate al corano (e magari pure di essere intelligenti). Quel che dovrebbe fare imbufalire la razza ormai estinta che un tempo faceva capo all’“italiano medio” è che tutto l’establishment governativo italiano, col coro adorante di gran parte della stampa, ha avallato la pantomima con malcelato compiacimento.
La differenza tra un vecchio bavoso che brancola per i giardinetti e il leader libico Gheddafi è che il giardinetto di quest’ultimo misura 1.760.000 km quadrati e rappresenta incidentalmente il quarto Paese dell’Africa.
Per il resto credo che sia il caso di tacere e di cominciare a pensare a come smaltire questa overdose di vergogna.
ago
27
2010
L’ineffabile Daniela Santanchè, nostra affezionata cliente, si lancia in una provocazione quantomeno ardita pur di lodare l’arte politica e le qualità morali delle donne del Pdl.
In questo Paese non c’è più il modello Iotti, che c’è stato in questo Paese per molti anni … anche se Nilde Iotti è stata la prima amante e forse ha fatto la Presidente della Camera perché era l’amante di Togliatti … e cosa diciamo, che la Iotti era un’escort? Non credo … era semplicemente una donna innamorata del capo del Partito Comunista e poi è diventata Presidente della Camera … se oggi ci fossero quei giornalisti, quegli intellettuali così sofisticati di sinistra, cosa direbbero di Nilde Iotti, che è diventata Presidente della Camera perché era la donna del capo?
Una reazione esaustiva e colorita a queste parole (pronunciate a Radio24) la trovate qua. Il resto è mera considerazione epidermica: la Santanché continua a parlare con l’arroganza di chi ritiene che un politico abbia sempre qualcosa da insegnare al popolo, anche quando non ha idea di quel che dice.
Grazie a Paolo Lussi.
ago
17
2010
de La Contessa
Viene da rimpiangere l’ipocrisia democristiana. O le allusioni maliziose di Cossiga, che per fortuna sta un po’ meglio.
Aldo Cazzullo sul Corriere (e sul corriere.it ancora oggi).
ago
17
2010

E’ accaduto ieri. In tutti i collegamenti in diretta e con compulsività patologica, Susanna Petruni nella sua trivalente veste di inviata a Siena, di vicedirettore del Tg1, di berlusconista osservante (e purtroppo praticante), ci ha ricordato come la tragica morte del turista francese alla vigilia del Palio non sia la conseguenza di qualche magagna umana, dell’incuria pubblica o di un cedimento strutturale, ma di una strana maledizione.
Va bene la nota di colore, va meno bene l’inseguire la superstizione sino a farla diventare elemento fondante della cronaca.
Il male che viene dall’alto (anche se sotto forma di pezzo di cornicione) nella logica della trivalente Petruni, ha ragioni che vanno cercate nella cabala, nei colori dei gonfaloni, o chissà nei fondi di caffé.
Non c’è mai una ragione razionale, a certe latitudini di ragionamento, per le sventure di noi umani. Del resto il partito dell’amore, nei cui confronti la Petruni non nasconde devozione, ha vietato ogni legame di casualità con quel che normalmente accade. Se viene giù un palazzo o il mibtel, ci sarà un motivo: odio o sfiga. Mai una responsabilità personale.
ago
11
2010
In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi (prescrizione o no) abbia pagato o fatto pagare magistrati; così come da Palermo (ripeto: quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti) emergono fatti e comportamenti oscuri, di cui qualcuno (Berlusconi in testa) dovrà assumersi la responsabilità politica.
Chi parlava così era Daniele Capezzone, oggi portavoce di Silvio Berlusconi.
Quelli di Farefuturo hanno raccolto alcune sue vecchie (ma nemmeno troppo) dichiarazioni.
Nel nostro piccolo qualcosa l’avevamo messa insieme anche noi, un annetto fa.
ago
9
2010
La mobilitazione permanente è necessaria per contrastare i disfattismi e i personalismi di chi antepone i propri particolari interessi al bene di tutti, al bene del Paese.
Così parla (anzi scrive) il campione mondiale delle leggi ad personam. Nel migliore dei casi siamo allo sdoppiamento della personalità.
Grazie alla contessa.
ago
9
2010

Palermo, zona balneare dell’Addaura.
Foto di Daniela Groppuso.
ago
4
2010

Pare che il famoso braccialetto Power Balance non dia superpoteri a chi lo indossa. Vedi un po’!
L’ho avuto al polso per poco più di un mese e non mi sono sentito più forte, né più equilibrato: pensavo che fosse un problema mio, strutturale, epidermico, psichiatrico…
Ora l’Antitrust ha avviato un’azione contro l’azienda che vende il braccialetto perché non è stato provato nessuno degli effetti promessi.
Io, sommessamente, mi permetto di indicare il vero difetto del manufatto: si spezza alla minima sollecitazione. Il che ne fa davvero uno strumento inutile.
ago
3
2010
La conseguenza più drammatica del mancato via libera ai talk show in tv rischia di sfuggire alla maggior parte degli italiani.
La vera emergenza, in un’Italia socialmente lobotomizzata, non è il fatto che un qualsiasi programma di informazione debba passare al vaglio del governo (roba che neanche in Congo…), ma che il vuoto informativo sia alla fine colmato dal sottovuoto disinformativo: si è deciso che il Tg1 di Minzolini sarà più lungo proprio per dirci cosa ci siamo persi della politica italiana. Che è un po’ come cercare di risolvere il problema di un non vedente assicurandogli una fornitura rafforzata di occhiali da sole.
Nel migliore dei casi, una carognata.
ago
2
2010
Tutto mi aspettavo, tranne che mi sarebbe toccato difendere Gianfranco Fini. Eppure quando uno vede i killer che sparano all’impazzata può scegliere: o voltarsi dall’altra parte, oppure cercare di intervenire.
L’agguato del Giornale contro il presidente della Camera è, per modalità, tempi e argomenti un tentativo di omicidio mediatico. Se fossi un lettore del quotidiano imbracciato da Vittorio Feltri, farei di tutto per non essere accusato di favoreggiamento. Magari restituendo il fogliaccio all’edicolante.
ago
2
2010

Palermo, davanti al velodromo, sabato scorso, prima del concerto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori.
Grazie a Raffaella Catalano.
lug
31
2010

Le foto della megafesta per il compleanno del ministro Rotondi e il conseguente articolo di Filippo Ceccarelli su la Repubblica evocano facili allegorie: il Satyricon, gli ultimi giorni di Pompei, Che la festa cominci di Nicolò Ammaniti. Ma soprattutto suscitano una rabbia che confina con un’inconfessabile invidia.
C’è una classe politica gaudente, che non perde occasione per godere, appunto. Una classe politica che ostenta la sua ricchezza non sempre giustificata, che mostra cosce e muscoli al popolo affamato. C’è un senso grottesco della realtà che rende plausibile l’accoppiata frittatine al tartufo-foto di Falcone e Borsellino sul maxi schermo: la gola e il sangue, la lussuria e il sacrificio.
L’invidia è per quell’incoscienza che rende felici certe femmine che si fregiano del titolo (e dello stipendio) di onorevole, e certi maschi ai quali gli viene duro quando il premier gli mette una mano sulla spalla. Bisogna avere una marcia in più, o qualche chilo di dignità in meno, per non vergognarsi di nuotare nell’oro che non si merita.
Per molto meno, noi umani non dormiamo la notte.
lug
30
2010
Ci sono frasi di Berlusconi che dovrebbero essere incluse nei corsi universitari, forse anche nelle discussioni in classe alle scuole superiori. Perché spiegano, meglio di mille pagine di libri di testo, come funziona la politica e come cambia l’uso degli strumenti di governo.
Ad esempio il suo sollievo per la rottura con Fini, unico esponente in vita dell’opposizione, racconta la nuova visione fallocratica del potere.
Mi sono tolto un peso, mi sento liberato. Come quando ho divorziato.
Una coalizione come un’unione di corpi, il leader di un partito alleato come una moglie da trombare all’occasione e da mollare quando si trova di meglio, una nazione come un lupanare dove i cittadini ammirano con la bava alla bocca le gesta erotiche del capo.
Per alcuni, però, non è bava di desiderio, ma di vomito.