L’Everest e la pesantezza dell’aria sottile

Everest

La tragedia dell’Everest, dove i 12 sherpa morti non rappresentano ancora un bilancio definitivo, mi ha colto proprio mentre sto finendo il libro di Jon Krakauer, “Aria sottile”, che narra del disastro di due spedizioni turistiche nel 1996 sulla vetta più alta del mondo.
Il libro e la cronaca trovano quindi un intreccio unico nelle mie sensazioni, le sensazioni di un appassionato di montagna e di altitudine che però è sempre rimasto prudentemente sotto i quattromila metri. Al di là delle polemiche sulle cordate studiate apposta per alpinisti dilettanti e soprattutto ricchi (una scalata costa intorno ai centomila dollari a persona e non è garantito il raggiungimento della vetta), ciò che mi ha colpito è il ruolo degli sherpa, persone abituate a vivere in condizioni estreme per preparare il percorso dei turisti e delle guide. Quel che sfugge al grande pubblico è infatti il mix di pericolosità e di affollamento che si registra sull’Everest nelle stagioni pre e post monsoniche, quando cioè è possibile trovare condizioni meteorologiche meno sfavorevoli del solito. Il nemico numero uno dello scalatore dell’Everest non è, come comunemente si crede, la roccia (intesa come parete) ma la mancanza di ossigeno. Quindi il segreto è una buona acclimatazione. Racconta Krakauer:

Il piano di rapida acclimatazione seguito (…) dalla maggior parte dei moderni scalatori dell’Everest è notevolmente efficiente, poiché consente di affrontare la vetta dopo avere trascorso il periodo relativamente breve di quattro settimane al di sopra dei 5000 metri, con un unico pernottamento di acclimatazione a 7300 metri. Tuttavia questa strategia si basa sul presupposto che al di sopra dei 7300 metri tutti avranno una riserva inesauribile di bombole di ossigeno; se questo non avviene, le premesse non valgono più.

E chi le porta le bombole di ossigeno? Gli sherpa. Che montano anche le tende e, soprattutto, preparano corde e scalette per consentire ai turisti di superare i punti più complicati. Solo che anche loro si affaticano e rischiano l’edema polmonare o cerebrale, immane minaccia invisibile dell’alta quota. La tragedia di ieri sull’Everest è quindi un catastrofico incidente sul lavoro che – purtroppo o, a seconda dei punti di vista, per fortuna – nulla ha a che fare con la forza di attrazione di quegli 8848 metri, che rappresentano per ogni alpinista un sogno, la missione delle missioni, il punto più vicino a Dio.

E al cospetto del re Sassicaia ci finimmo davvero

Lo scorso anno scrissi di una bottiglia di Sassicaia che mia moglie mi aveva regalato e delle magie legate a quel vino. L’indomani mi arrivò un’e-mail di ringraziamento dal direttore della Tenuta San Guido che ci invitava in azienda per una visita. Mi sembrava un puro esercizio di cortesia per un post che effettivamente celebrava le meraviglie di quel vino.
E invece.
E Invece qualche giorno fa io e Dani ci siamo ritrovati a Bolgheri, nell’austera tenuta del marchese Incisa a vivere l’incanto della storia di uno dei vini più famosi del mondo. E, ovviamente, a degustare con adeguato trasporto.
Le emozioni di una visita riservata interamente a noi, lontana quindi dal clamore pubblicitario dei tour guidati tipo “gruppo vacanze”, le tengo lontane da queste pagine, per non tradire il patto non scritto sull’elegante riservatezza di un’azienda che non cerca comode postazioni sotto i riflettori. Però ricordatevi che dietro una buona bottiglia c’è sempre buona gente, e che il vino – a differenza del poker e della politica – non conosce bluff.
Pensateci quando avrete la fortuna di assaggiare un Sassicaia (magari del 2004).

Nightmare

Vent’anni fa il popolo italiano perdeva le elezioni.

Le nuove frontiere dell’arte di arrangiarsi

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Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Prima scena. All’aeroporto Falcone Borsellino, un ragazzotto avvicina per strada i passeggeri appena sbarcati. Espone i palmi delle mani come per rassicurare che non ha brutte intenzioni e, cercando di eliminare ogni inflessione dialettale, chiede: “Scusate, dovete andare a Palermo?”. Poi offre la sua alternativa: “Con sette euro a testa, quasi quanto il biglietto del pullman, vi porto a casa col mio taxi”. In realtà il taxi non è suo, ma dello zio che gli ha ceduto in affitto la licenza. E la partenza avviene solo quando si riesce formare un gruppo di cinque persone, anche se talvolta il ragazzotto riesce a stiparne sei nella sua auto. E i bagagli? “Nessun problema”, tranquillizza. “Sono un campione di Tetris”. Segue »

Elogio della qualità

C’è stato un momento nella mia vita in cui ho scelto di dedicarmi alla qualità. Ed è stato abbastanza di recente. Dal lavoro alle amicizie, dai sentimenti al tempo libero, dal cazzeggio alle personali elucubrazioni, ho lavorato molto di forbici e cesello, ho snellito, coltivato, rinunciato e rimodulato.
Il concetto di vita di qualità è molto importante in un momento come quello che stiamo vivendo. Perché la crisi, le continue difficoltà e l’insoddisfazione tendono ad abbassare la soglia di attenzione: ci si accontenta troppo, si sceglie per necessità e non per il gusto di ottenere il meglio, si inseguono più i rimorsi che le idee. Invece è proprio la qualità l’unico antidoto contro il logorio della politica moderna, il rifugio dai bombardamenti di qualunquismo che hanno fatto piccola una società che era grande.
Mi spiego, non è che con i miei amici, parlo di filosofia orientale all’ora dell’aperitivo. No, però mi diverto a scambiare feedback, magari a inanellare stupidaggini ma con un certo impegno perché, come si dice, le cazzate sono una cosa seria. Il segreto è racchiuso in una parola sola: rispetto.
Se la qualità fosse una montagna da scalare, il rispetto sarebbe la corda fondamentale per l’ascensione.
In generale, il problema è quello di fare continuamente scelte senza caricarle di aspettative come se si trattasse di passaggi cruciali. Basta essere fedeli ai propri interessi, qualunque essi siano, e non tradirli mai. Se vi piace parlare di fumetti e vi propongono di andare a cena con qualcuno che i fumetti li odia, magari troverete più piacevole restare a casa. Se un pensiero storto vi disturba, potrete sempre farvi una birra e alzare la musica. Se c’è un’alternativa – e c’è quasi sempre – c’è una soluzione. E se c’è una soluzione la qualità è garantita.

Roma goes to Hollywood

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Poche parole su “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, dato che non dirle sarebbe omissione e dirne molte sarebbe sbrodolamento in ritardo.
Il soggetto è discreto, ma è la sceneggiatura a essere eccezionale. Servillo si muove con consueta leggiadria nei ruoli più pesanti: riluce nel buio senza abbagliare, ed è un ulteriore segno di grandezza.
I movimenti della macchina da presa scandiscono bene il trascorrere delle emozioni, tra salotti affollati e atmosfere decadenti. E il modello romano che ne viene fuori è piacevolmente irritante, verosimile come la folla di mantenuti che riempie la nostra politica.
Ecco, se una cosa mi è rimasta di tutto il film, è il piacere di assistere a un’opera confezionata con grande cura dei dettagli. Il che nel panorama del cinema italiano, denso di idee senza confezione e di confezioni vuote di idee, è davvero incredibile.
Specchio dei tempi: il simbolo dell’Italia, della città eterna, della genialità mediterranea, è un film tipicamente hollywoodiano.

Il primo selfie

Robert

Qui si dice chi, dove e come. Il quando ve lo dico io: ottobre 1839.

Roma-Ostia, una mezza maratona come si deve

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Il tempo era bruttino, ma la gara è stata bellissima. La Roma-Ostia, popolarissima mezza maratona invernale, ci ha regalato una grande emozione. E non solo per il record personale di Dani (scesa finalmente sotto i sei – 5,55 per la precisione), ma per la perfetta organizzazione della manifestazione. E infatti la Roma-Ostia non è una gara di indimenticabili panorami – si corre su una lunga strada anonima e monotona – ma un esempio di come si organizza una corsa di buon livello: ottima assistenza, staff gentile, cura dei dettagli.
Insomma si capisce che è una “mezza” ideata e realizzata da chi corre, non come accade dalle mie parti dove i maratoneti sono visti come rompiscatole, nemici della libera circolazione delle auto. Segue »

In fondo

Copia di sochi sci di fondo

Olimpiadi invernali di Sochi. Questa foto (memorabile) scattata al traguardo della dieci chilometri di sci di fondo della combinata nordica spiega ai non addetti il senso di fatica olimpica.

Crocetta dei Kiss

Crocetta Stanley

Separati alla nascita. Paul Stanley dei Kiss e Rosario Crocetta, governatore della Sicilia.

Grazie a Salvo Ricco (via Twitter)
e Michele Lo Chirco (via mail).

Mai più gratis

Gratis

Da sempre conduco una battaglia solitaria contro il gratis. Anche se va detto che c’è gratis e gratis. Una cosa, infatti, è il non farsi pagare, un’altra è il non essere pagato.
Più volte ho svolto il mio lavoro in forma gratuita, ma solo quando non mi è stato richiesto. Il dono è infatti cosa molto diversa dal furto: perché chi vuole da te una prestazione o un manufatto pretendendo di non pagare, è un mezzo ladro.
Nel campo dell’editoria il gratis è la (triste) regola. Anche se hai un’età e un curriculum, c’è sempre quello che ti chiede di scrivere per la gloria omettendo di dirti che con la tua gloria lui in realtà ci mangia. E’ per questo che oggi, a fronte di tutto ciò che mi viene proposto, leggo e scrivo solo quello che mi va e non me ne frega niente della caratura di chi mi chiede di farlo. Nel senso che posso rifiutare di far gratis una cosa per un’azienda blasonata, perché è un lavoro noioso o perché mi è stato proposto nella maniera sbagliata, e invece regalare la mia opera a un perfetto sconosciuto, perché si tratta di un progetto di stimolante o per semplice simpatia.
Lo dico ai giovani. Il gratis è stato e viene ancora usato come occasione di promozione professionale, ma in realtà – escluso il puro volontariato – è solo perdita di tempo ed energie. Ciò che si paga ha un prezzo, ciò che ha un prezzo ha una qualità facilmente misurabile, ciò che ha una qualità misurabile dà libertà.

Cosí, per dire (e ricordare)

Renzi Berlusconi

Era solo il 30 agosto 2013.

Mamma li russi

Paese che vai, turismo che trovi. Per Capodanno sono stato a Corvara, nel cuore delle Dolomiti, e sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ottima accoglienza, prezzi non esagerati, buona cura del turista. La Val Badia, come le altre località della zona, è un’oasi di civiltà e un esempio di oculatezza economica. Il visitatore non è mai trattato come un pollo da spennare (cosa che invece accade molto spesso al Sud, dalle mie parti): si cena con un menù ben assortito e un buon vino senza dover fare un mutuo, 30-35 euro a persona sono più che sufficienti; gli impianti del Dolomiti Superski sono efficienti e in gran parte discretamente veloci; le piste sono ben tenute. Insomma, un’esperienza da ripetere. Segue »

I costi (obbligati) della politica

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Certo, chiamarli “portaborse” è un modo per chiudere le porte della ragione e arroccarsi sulla rupe dell’indignazione. Ma provando a identificarli come “collaboratori esterni” forse lo scenario cambia. Il caso è deflagrato quando il Movimento 5 Stelle all’Ars ne ha assunti 26, tra giovani avvocati e laureati in giurisprudenza. Le prime grida di scandalo sono partite da uno che vede rosso quando all’orizzonte appare un grillino: il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino, ex pentastellato ed ex onorevole a stipendio ridotto. E, diciamolo, questa caccia allo strafalcione nei conti dei 5 Stelle è tanto stucchevole quanto fuorviante.

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Lettera a Babbo Natale (sulla mia città)

babbo natale palermoUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Caro Babbo Natale,
lo so, sono grandicello per le letterine di Natale, ma io quest’anno un regalo te lo devo proprio chiedere. E non si tratta di un bene materiale né, visti i tempi che corrono, di un trattamento di favore. No, si tratta di risposte.
Perché solo tu, caro Babbo Natale, puoi spiegarmi gli arcani di una città come Palermo in cui si sopravvive solo se si è ben consci che la contraddizione è la regola del vero. Segue »

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