Tanto per essere chiari

Questo blog è, e sempre sarà, contro chi è contro la magistratura.

L’Italia di domani? E’ quella di ieri

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Prendete 14 politici di lungo, lunghissimo (forse troppo) corso e lasciate che si raccontino su carta attraverso le loro stesse parole in un collage spesso esilarante: il risultato è “A sua insaputa”, libro scritto da Alberto Giuffrè e Filippo Maria Battaglia per Castelvecchi RX editore.
Da Vendola a D’Alema, da Bossi a Bersani, da Di Pietro a Fini, la Seconda Repubblica o quel che ne resta affiora nelle pagine del volumetto con tutta la sua forza grottesca: Prodi rimpiange di non saper cantare, Mastella inciampa nella citazione sbagliata di Neruda, Formigoni confessa la sua passione per le vacanze, Berlusconi rivive nelle testimonianze delle sue donne-ancelle.
Grazie a questa autobiografia non autorizzata della politica morente si collaudano tutte le sfumature di un sorriso, dall’amaro al dolce e si capisce perché l’Italia di domani è ancora irrimediabilmente quella di ieri.

Il bello di essere vip

Copia di foto

Oggi nel raccontare la festa per il nuovo re d’Olanda, Laura Laurenzi su Repubblica svela un piccante retroscena del cerimoniale.

Grazie a Barbara Cappello.

Tra leoni, grilli e pecoroni (molti i pecoroni)

Giorgio Napolitano

Il governo di Re Giorgio II, l’unico sovrano senza corona che succede a se stesso in una repubblica monca, inizia con un ruggito e qualche artigliata. E poco importa se la mano è tremante e lo sguardo è velato dalle lacrime. Il messaggio al Paese e alla Storia è chiaro: non siete stati in grado di muovere un passo da soli e siete stati costretti a chiedere aiuto a un vecchio di ottant’anni, quindi ora si fa come dico io e non rompete i coglioni.
Napolitano è, ironia della sorte, il vero artefice di una nuova stagione politica in cui ci sarà un premier con una tabella di marcia già fissata dal Presidente-Re e in cui la politica sarà chiamata a un’inusitata prova di responsabilità.
La parte più interessante del discorso di insediamento mi è parsa quella dedicata al Movimento 5 stelle con un esplicito distinguo tra piazza e Parlamento, tra rete e democrazia. Il resto (l’appello alle larghe intese, le lodi a Monti, le accuse velate all’innominato Berlusconi, la dichiarazione di inefficienza indirizzata all’invisibile Bersani) fa parte di un copione che sarà sviluppato con soporifera dovizia di dettagli dai giornali: e io non voglio conciliarvi il sonno, adesso.
I grillini dunque. Segue »

Amici miei

Foto di Daniela Groppuso

Foto di Daniela Groppuso

Sono un po’ in difficoltà perché vorrei scrivere di una cosa personale e lieta, ma non mi viene semplice nonostante sia abbastanza abituato a scribacchiare.
Vado dritto al punto e cerco di farla breve.
Alcune persone si arrendono al fatto che le amicizie invecchiano. Costoro sfogliano le pagine della vita cercando di mandare a memoria i momenti presenti per evitare poi di tornare indietro a rileggere.
Altre persone, molto fortunate, invece hanno amicizie solide e antiche. Loro le pagine della vita amano leggerle ad alta voce, tornando indietro spesso per assaporare concetti cruciali.
Io sono uno di questi.
Perché ho un manipolo di amici, sempre gli stessi, che frequento da 35 anni (e passa, per alcuni). Alla fine degli anni Settanta eravamo un gruppo e lo siamo ancora oggi, con gli stessi codici, gli stessi ruoli, le stesse tare caratteriali. Un gruppo che fa il suo mestiere di gruppo, ombelichista e autocelebrativo, ma che non ha mai chiesto il pedigree ai nuovi arrivati. Anzi, li ha valorizzati se meritavano: altrimenti li ha cacciati via a calci in culo. Le mogli, i mariti, i figli sono automaticamente diventati le nostre mogli, i nostri mariti e i nostri figli in un turbine di affetto fisico e rumoroso che è la cifra di questo lungo sodalizio. Perché a noi piace abbracciarci, baciarci, suonare, imboccarci a tavola, sederci in due su una sedia, parlare a voce alta, lottare come i bambini in spiaggia, ascoltarci, godere dei successi dell’altro, commuoverci per una canzone o cantare per non commuoverci.
Nei miei amici non ho mai intravisto un accenno di invidia, ma solo gioia nella condivisione. Le loro spalle le conosco tutte, benissimo, perché talvolta è stato importante appoggiarsi.
So che non a tutti capita una fortuna simile. Per questo è bello ogni tanto chiudere la porta del lamentatoio e crogiolarsi tra i doni della buona sorte.
Questo volevo dire.

Da Ratzinger a Bergoglio, in una sola frase

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Nel suo discorso di insediamento Papa Ratzinger cercò di toccare le corde dell’emozione con queste parole.

 La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza.

Era il massimo che potesse dire, lui, Papa teologo, tedesco, freddo e distante come un extraterrestre in scarpette rosse.

Oggi Papa Bergoglio nel suo discorso di insediamento ha volato basso.

Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza: il prendersi cura chiede bontà. Il vero potere è il servizio, soprattutto dei più deboli e dei più poveri.

Un Papa che fa l’elogio della tenerezza è un genio. Un Papa che identifica nel vero potere il servizio è finalmente un Papa che sta coi piedi per terra.

A friend of mine

Oggi Massimo Marino, scienziato scrittore nonché amico, mi dà il privilegio di una bella citazione. Grazie.

Toh, un Papa che respira

Nella smania di trovare nuovi aneddoti sul Papa Francesco i giornali, tra poco, titoleranno sul numero di respiri al minuto del Pontefice. Per poi scoprire che, udite udite, è umano anche dal punto di vista biologico.

 

Le foto del cuore

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Quante volte vi è capitato di incantarvi a guardare una vecchia foto e di riassaporare la felicità del momento bloccato dallo scatto.
Io ho una foto, tra le tante, che mi incanta. E’ il mio compleanno di due anni fa, io e Dani siamo a Parigi con un gruppo fantastico di amici. A un certo punto spunta una giostra: fa un freddo cane ma il sole parigino fa miracoli e scalda il cuore.
Dani sale sulla giostra insieme alla nostra amica Barbara e noi maschietti servi della gleba rimaniamo lì incatenati a scattare foto.
Ne viene fuori un’immagine che, ancora oggi, uso come antidepressivo.

(Poi magari un giorno si scoprirà che lei non guardava me, che la ritraevo, ma il mio amico Carmelino, sapientemente protetto dagli occhiali a specchio…)

Giovanni Pepi lascia il Giornale di Sicilia

Oggi è sparito dalla gerenza del Giornale di Sicilia (e del sito) il nome di Giovanni Pepi, condirettore da oltre trent’anni della gloriosa testata siciliana. Esce, almeno ufficialmente, di scena per pensionamento uno dei protagonisti dell’informazione isolana, un giornalista che si è distinto per le sue posizioni iper-garantiste e per una certa abilità nel sapere affrontare le maree della cronaca: dalla guerra alla Rete di Orlando, alla lettera contro le sirene dei magistrati, dall’assist alle posizioni di Salvo Lima agli improvvidi “buchi” in tema di mafiosi pentiti. La comunicazione alla redazione è stata asciutta e impersonale, una lettera di poche righe: nulla invece è stato detto ai lettori che stamattina hanno potuto intuire il cambiamento solo dopo aver sbirciato nella gerenza, a pagina due.


Per il Giornale di Sicilia è un’occasione – forse l’ultima – per compiere quella virata, strategica e culturale, che potrebbe rimetterlo in comunicazione con l’altra Palermo e l’altra Sicilia. Quella fetta di popolazione che per anni il quotidiano ha ignorato o trattato con sufficienza e dalla quale, dati alla mano, è stato progressivamente abbandonato.
Buon lavoro ai colleghi, bravissimi. E buon lavoro al direttore Antonio Ardizzone, che da oggi dovrà fare a tutti gli effetti – e per la prima volta – il direttore.

L’orgoglio del coniglio

 

Promesso

Il primo che stasera ammette la sconfitta, lo voto alle prossime elezioni. Promesso.

Era già tutto previsto

Per capire i destini del giornalismo e la strisciante sottovalutazione del web da parte dei cosiddetti media tradizionali, vi consiglio questo post in cui si spiega come già dal 2011 di Oscar Giannino finto laureato si sapeva tutto.

Giovanni Floris, uno che ha studiato

Non è vero che Berlusconi è un giullare per natura. Lo diventa se qualcuno gli dà lo spunto, e se accade diventa imbattibile.
Ieri sera Giovanni Floris non gli ha concesso di dominare la scena coi suoi frizzi e lazzi e lo ha costretto a barcamenarsi con una realtà, la sua, angusta e precaria. Perché il bravo intervistatore, così come il bravo presentatore di Frassica, è uno che ama i discorsi semplici e preferisce la banalità dell’aritmetica alle astrusità della filosofia.
Floris è stato bravo, come pochi altri. Anzi come nessuno prima d’ora.
Non aveva la banale supponenza della Annnunziata, né il sarcasmo forzato di Santoro. Non era fresco di arrotino come Travaglio né inconsistentemente iroso come la Costamagna.
E’ stato misurato, composto, intransigente e permissivo al tempo stesso.
Molti diranno che è la serietà personale che, in certi casi, prende il sopravvento. Può darsi. Di certo c’è che Giovanni Floris aveva un enorme vantaggio ieri sul suo interlocutore: era ben preparato.
E studiare dà ancora i suoi bei vantaggi.

Frementi di gloria

La foto Giacinto Pipitone pubblicata su Runner’s World

C’è qualcosa di inspiegabile nei circuiti mentali di un runner se la sua scala di valori viene sovvertita, via via, coi chilometri macinati in una vita di corsa.
Passi per la fatica, dapprima vista come oggettivo fastidio ma poi vissuta come premio. Passi per la visione utilitaristica della meteorologia: meglio il freddo del caldo, meglio il vento della pioggia, eccetera. Passi per l’adattamento degli itinerari turistici che trasforma una città mediocre in una meta imperdibile se ospita una bella maratona. Insomma passi per tutti quegli atteggiamenti maniacali che fanno del runner un esemplare che vive da solo, o con una compagna molto paziente (o addirittura runner pure lei), e che si muove in branco solo se c’è da sgambettare.
Ma è davanti alle foto e alla loro destinazione d’uso che il runner si perde in un imperdonabile black-out di desideri, aspirazioni, ambizioni. Balbetta, torna bambino, si emoziona quasi quanto davanti al traguardo. Il mio amico Giacinto Pipitone, ad esempio, fa il cronista parlamentare e non gli mancano le soddisfazioni. Tuttavia se potesse scegliere tra uno scoop in prima pagina su un quotidiano a scelta e una foto con scarpette e calzoncini pubblicata in penultima posizione su Runner’s World, non avrebbe dubbi.
Anzi non ha dubbi, visto che adesso è al settimo cielo perché questo mese lo hanno premiato per il migliore scatto dei lettori. Pensate, gli hanno regalato addirittura una maglietta.

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