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Al servizio di Jack Bauer

La scorsa settimana, approfittando della pausa forzata impostami dall’influenza, ho divorato una cinquantina di episodi della fortunata serie televisiva americana “24”, la cui peculiarità  sta nel raccontare in tempo reale quel che accade nell’arco delle 24 ore di azione: ogni episodio dura virtualmente un’ora al netto delle pause pubblicitarie debitamente sottratte al computo totale, come se durante i consigli per gli acquisti i protagonisti del telefilm non restassero con le mani in mano.
La narrazione è incentrata sull’attività di un’unità antiterrorismo di Los Angeles (che verrà trasferita, a serie inoltrata) e sulla figura carismatica dell’agente Jack Bauer, interpretato da Kiefer Sutherland.
La forza della sceneggiatura sta nell’immaginare che una persona possa, in un solo giorno, sopravvivere a un’esplosione nucleare, farsi torturare, cadere con un aereo, risolvere i problemi di una figlia imbecille, combattere contro i terroristi, tendere un agguato a un esercito di rivoltosi, beccarsi un paio di arresti cardiaci, piangere una donna assassinata e non fermarsi mai neanche per andare in bagno.
Cazzate, direte voi. Invece gli americani ci insegnano che l’inverosimile, se raccontato bene, riesce a tenere incollati davanti alla tv più del plausibile.
Terminata la prima tornata di dvd, io e mia moglie ci siamo rivolti come due tossicodipendenti che chiedono una nuova dose all’amico che ce li aveva prestati. Lui, con malcelato sadismo, ha messo sul tavolo sette serie, per un totale di 168 episodi.
A casa nostra in questo momento siamo schiavi di Jack Bauer.

  

Più spade che troni (metafore incluse)

In questi anni avevo evitato quasi scientificamente “Il trono di spade” perché, pur essendo un appassionato di serie tv, ero e resto diffidente nei confronti del fantasy e perché sapevo che si trattava di una saga con molti (troppi?) effetti speciali anche sotto le lenzuola. Insomma, a pelle non mi attirava.
Poi i miei amici Mauro e Tiziana mi hanno regalato il primo libro di George R. R. Martin (che risale al 1996) e soprattutto ci hanno messo l’insistenza giusta: l’ho iniziato a sfogliare dopo un anno e passa, figuratevi quanto si sono dovuti sfiancare.
Dopo una cinquantina di pagine (non meno, altrimenti mollerete la presa) sono entrato nell’ingranaggio. “Il trono” affascina perché è un’inaudita galleria di personaggi inauditi. Utilizza quel codice di plausibilità con lo spettatore/lettore secondo il quale tutto, davvero tutto, può accadere: che ti muoia il protagonista che avevi appena designato, che il cattivo diventi simpatico, che la crudeltà ti affascini, che il gioco anzi il game (dal titolo originale A Game of Trones) si riveli un appassionante videogame, che un nano (vero) si riveli un gigante e che un gigante (vero) si faccia addomesticare come un piccoletto, che le femmine siano femmine senza tener conto dei gradi di parentela (con quel che, incestuosamente, ne consegue) e che i maschi siano maschi a dispetto delle dimensioni del loro arnese sessuale. Con la dovuta allegoria e i giusti distinguo, “Il trono”  è una serie che per libertà di colpi di scena mi ricorda il “24” dell’intramontabile Jack Bauer. Solo che qui siamo in un tempo senza tempo e mentre Jack Bauer è un eroe asessuato tutto pistole e colpi segreti di karate (mi ha detto mio cugino che conosce un colpo segreto che se te lo dà dopo tre giorni muori… cit.), l’eroe medio de “Il trono” – ce ne sono una decina, dato che è un’opera corale – usa la spada come l’attributo sessuale e, soprattutto, viceversa.
Ecco perché sono diventato un adepto della serie televisiva in questione. Perché adoro gli incastri, le storie come le scale a chiocciola in cui giri giri e sei sempre nello stesso luogo, solo un po’ più in alto. Cambia la prospettiva e cambia tutto: come insegna la vita e il suo sconosciuto elisir di longevità.

  

Serie tv, tutto quel tempo trascorso sul divano

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Quanto tempo si passa davanti alla tv per gustarsi una serie di successo? La Nielsen ha fatto il calcolo. In pratica solo per 24 e Lost qui a casa Palazzotto siamo rimasti imprigionati per dieci giorni.

  

Jack, non fare tardi

Torna Jack Bauer. Festa grande a casa Palazzotto.
Più informazioni qui.

  

E ora Prison Break

Dopo esserci disintossicati da 24, io e mia moglie ci stiamo drogando con un’altra serie televisiva degli anni passati, Prison Break.
La storia ha una partenza molto accattivante (gli americani so’ forti): un tale, condannato a morte con l’accusa di aver assassinato il fratello del vicepresidente degli Stati Uniti, è in carcere ad attendere l’esecuzione, ma suo fratello, un ingegnere di successo, crede nella sua innocenza e si fa arrestare per cercare di salvarlo. Segue »

  

Il mondo è più sicuro

Ve lo dice Jack Bauer
Pubblicità.

  

Il pizzino di Obama

Uno sogna il mito della tecnologia, dei corpi scelti americani, dei satelliti e delle incursioni in diretta, delle operazioni in stile Jack Bauer, del presidente combattente e del combattente senza paura. Poi si deve arrendere all’evidenza che il mondo è paese, anzi paesello, quando tutto inizia sempre con un pizzino.