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Signorə e signorə

La compagnia aerea Lufthansa e le sue consociate hanno deciso di abolire il saluto ai passeggeri “Signori e signore, benvenuti a bordo” perché ritenuto troppo poco neutrale rispetto ai generi. Pare che adesso ci si trincererà dietro un generico “Benvenuti a bordo”. Pur di andare appresso a questa ondata di decisioni gender inspired stiamo rasentando il senso del ridicolo per buttarci a capofitto nell’annullamento della buona creanza. Togliamo parole, concetti, frammenti di parole, frammenti di concetti per paura di essere parziali in un mondo in cui parole e concetti invece sono fondamentali. In questa sorta di impacciata filosofia della sottrazione arriviamo a usare l’asterisco alla fine di un aggettivo per non offendere nessuno, come se una lettera “a” al posto di una lettera “o” oppure di chissà quale altra vocale sia l’artificio perfetto per raddrizzare la nostra nave dell’etica pericolosamente inclinata. Da tempo Michela Murgia ha lanciato una crociata per un nuovo linguaggio inclusivo facendo ricorso allo schwa “ə”. Che mi potrebbe star bene se la rivoluzione di una nuova scrittura/lettura non rischiasse di rendere ancora più difficile la scrittura/lettura, allontanando le quattro menti accese che sono rimaste a leggerci.

Non credo che eliminare il “signore e signori” possa dare un minimo di aiuto a una causa che non è lessicale, ma culturale. Servono più signore e più signori nel vero senso della parola – e chi se ne frega del genere – per portare avanti una rivoluzione di tolleranza, di conoscenza, di curiosità. Non è il maschile o il femminile a determinare una qualità, ma l’essenza di ciò che pensiamo, la forza di ciò in cui crediamo. Il gender inspired rischia di essere un autogol su tutti i fronti dato che stravolge la forma e se ne fotte della sostanza. È uno specchietto per le allodole a uso social. Un pannicello tiepido per rivoluzioni da bagno di servizio. Un espediente che abbassa il dibattito al livello dei barbari che si vuol combattere.

Perché, a dispetto delle vocali e di impronunciabili surrogati (“ə”), c’è un limite al di sotto del quale non bisogna mai scendere, anche strategicamente. Linguaggi inclusivi posticci e rimedi dell’ultima ora a parte,c’è una fetta di mondo che crede ancora che il rispetto non sia una questione ortografica.
Signori si nasce.

P.S.
Signori con la “i”. E nessuno si senta offeso (tranne quelli che scrivono “Signorə”)

Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

Un commento su “Signorə e signorə”

  1. … come se un elegante, a parer loro, contenitore potesse minimizzare un becero contenuto!

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