L’articolo pubblicato su Repubblica Palermo.

Una cosa è certa. Una folla come quella di venerdì sera in piazza Verdi a Palermo non si vedeva da anni. Se la quantità non dice mai nulla del prodotto, almeno dice qualcosa sullo scaffale sul quale quel prodotto è riposto. C’è spazio da riempire, ci sono vuoti imbarazzanti da colmare. Le sardine, con tutto il corredo di metafore volute o no, sono un fenomeno da osservare con grande attenzione. Non serve derubricarle a ennesima mutazione movimentista poiché la rivoluzione politica e sociale che attraversa oggi il Paese rende incompatibile qualsiasi sovrapposizione con altre storie di piazza. Siamo a un punto e a capo, ma la svolta non è garantita: troppi pericoli incombono su quella folla pacifica ed entusiasta, la maggior parte dei quali si annidano proprio nel tessuto connettivo di questa frangia civile e composta.

Il web innanzitutto. Nate e pasturate tramite i social network, le sardine sono già davanti a un bivio: sopravvivere in mare aperto o morire nella rete della Rete. Lo spettro è quello di finire nei flutti dell’illusione grillina (democrazia diretta a mezzo smartphone, un quarto vale un quarto, e via chattando), di venire fagocitati dalla tragica illusione che una ribellione civile si regga su un paio di polpastrelli. La piazza è quella che conta, il contatto fisico, l’essere presenti, la condivisione di sguardi e sospiri. Il resto è onanismo da tastiera.

E poi il ruolo politico. Qualunque atto pubblico che tende a dare un indirizzo, a sostenere un’opinione, è politica. Le sardine non devono averne paura e soprattutto hanno l’obbligo morale di tenersi a distanza di sicurezza dalle sirene dell’antipolitica. Il loro ruolo ideale, in quest’epoca di navigazione a vista, è quello di vedette. Contro odio, discriminazioni, coltivazione estensiva dell’incultura servono anime buone, ma non cuori teneri. Chiedere “toni pacati” (come hanno fatto alcuni di loro) nell’era dell’urlo e della sguaiatezza istituzionali è un felicissimo principio rivoluzionario.

Infine il simbolismo. Ogni movimento ha avuto il suo lenzuolo, i suoi arti (mani, braccia, gambe), i suoi animali di riferimento. Le sardine hanno una forza evocativa di grande impatto, come pesce che vive in banchi molto fitti, che si riproduce tutto l’anno, che è anche un cibo salutare. Ciò che si chiede ai simboli è di alimentare almeno una suggestione. Quella di un movimento arrabbiato ma con calma, risoluto ma con civiltà, potrebbe essere vincente.

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