Sono sempre stato attratto dai cimiteri. Spesso quando viaggio cerco di andare a far visita al cimitero del posto in cui mi trovo. Mi piacciono quelli monumentali, ma soprattutto quelli piccoli, semisconosciuti, magari arroccati su un monte o nascosti nel cuore di un bosco. No ho visti di bellissimi in Francia, in Trentino, in Toscana, in Calabria. Non c’è una motivazione religiosa, ma semplicemente una convergenza di forze: la curiosità di immaginare le mille vite andate che ci circondano, e il godere di un quiete astratta. Guardare una lapide, leggere le date, osservare i fiori più o meno secchi sul marmo sono capitoli di una narrazione che può essere romanzo infinito, se solo ci lasciamo incantare da una voce che sale dentro di noi, pur non essendo la nostra. Respirare il silenzio emanato da un luogo in cui il silenzio è, al contempo, celebrato e celebrazione ci ricorda il valore profondo di qualcosa che, nella vita di ogni giorno, siamo condannati a ignorare. E cioè che non sempre serve esistere per esserci.

P.S.
L’unico giorno in cui non sono mai andato in un cimitero è il 2 novembre.

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