L’idea me l’ha fatta venire un’amica con la quale commentavamo il film “Joker”. Si parlava della famosa scena della scalinata in cui il protagonista scende ballando e già pregusta l’incoronamento televisivo nello show in cui sarà ospite.

La scalinata nel cinema è un elemento spesso caratterizzante dell’intero film: dalla “Corazzata Potëmkin” a “The Untouchables”, da “Joker” a “Rocky”. Ed è appunto quest’ultima pellicola a darci la contro-suggestione che può aiutarci a capire meglio il fascino e i limiti di “Joker”.

Ho già scritto che Joaquin Phoenix è inarrivabile nel suo ruolo e qui chiarisco che il film, l’intero film, è lui. Non avevo mai visto un’interpretazione così potente, dalla forza così inaudita.

Ma è il personaggio la chiave che bisogna avere il coraggio di usare per arrivare al cuore del problema. Arthur Fleck – Joker è un antieroe moderno, un fallito senza né arte né parte, salvato in tutta la sua impossibilità di redenzione dal disturbo mentale. Rocky Balboa è invece un aspirante eroe del passato, un giovane boxeur sfortunato che non si dà per vinto e che alla fine corona il sogno di vincere il match della vita.

La scalinata è la passerella sulla quale sfilano o, se volete, l’enzima che catalizza la reazione empatica con lo spettatore. Perché le scale sono il simbolo stesso di un impegno, di una missione, del destino (chi scende e chi sale…). E perché, come si dice, a forza di salire scale si arriva al cielo (vivi o morti…). Ecco il punto.
Rocky le sale, quelle scale.
Joker invece le scende.
Tutta la vita di Arthur Fleck è inclusa in una storia che sembra essere scritta per questi tempi che non conoscono più la fatica e in cui la sofferenza può trovare sempre un motivo plausibile che la trasformi in altra cosa: aberrazione fisica, incomunicabilità, violenza cieca. Joker è un cattivo giustificato in un’epoca che fa del giustificazionismo una religione, è un matto pericoloso in un mondo che osanna i matti pericolosi, è un rivoluzionario in una città in cui la rivoluzione è imposta come unica forza di democrazia.

Il film è bellissimo per Phoenix che ha il curriculum complesso che serve per rendere onnipotente il debole perfetto. Ma la trama ci dice molto più della politica di oggi che dell’arte della finzione. E in questo Joker è un film detestabile.   

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