L’articolo pubblicato oggi su Repubblica Palermo.

C’è qualcosa di grottesco nella richiesta del pizzo al teatro Savio di Palermo, a parte la ruvidezza criminale dell’atto in sé. La mafia e la cultura sono mondi drammaticamente distanti. L’artista e l’estortore appaiono come esseri provenienti da galassie diverse: il primo regala al mondo la sua visione, l’altro lo deruba con la sua grettezza.

I mafiosi ci avevano già provato a chiedere il pizzo a quel teatro gestito dai salesiani e si erano presi un primo rifiuto. Ci hanno pensato su per un decennio e sono tornati alla carica. La risposta è stata la stessa. No. Poi il direttore artistico Francesco Giacalone se n’è andato dai carabinieri: nello spettacolo come nella vita, ognuno ha il suo ruolo.

Se ci pensate, l’arte è un bel pretesto per combattere la protervia di Cosa nostra: non ama imposizioni, si scatena alla minima carenza di libertà, sa essere felicemente ribelle.

Non sappiamo quanto ci sia di nuova strategia e quanto di disperazione in questo atteggiamento di Cosa nostra, però siamo certi che in una città come Palermo bisogna stare sempre con le antenne alzate. Per questo, ad esempio, non si può non restare sgomenti davanti a un prete, don Mario Frittitta, che nella sua chiesa della Kalsa celebra messa in memoria del mafioso Tommaso Spadaro e per giunta minaccia il cronista che osa chiedergli come si sente a inventarsi una celebrazione per un boss scomunicato (salvo poi scusarsi, a frittata fatta, 48 ore dopo). Frittitta non è un personaggio qualunque. È un uomo chiave di un quartiere con poche serrature, passato attraverso complicate strettoie giudiziarie e poi assolto. Se la Chiesa palermitana fosse stata investita da un refolo di saggezza, o magari di semplice prudenza, quel prete sarebbe stato trasferito o comunque sarebbe stato oggetto di particolare attenzione. Invece, oggi dopo la messa per il boss e le minacce a chi gli chiede conto e ragione, è ancora lì. L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice “stigmatizza”: chissà, se si va a fare un giro al teatro Savio magari gli viene un’idea migliore.   

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