L’articolo di oggi su Repubblica.

C’è una cosa che tendiamo a sottovalutare quando, risvegliatici dalla nostra ordinaria disattenzione, scopriamo che l’Università di Palermo ha accolto il primo immigrato ancora non regolare tra i suoi studenti, consentendogli di iscriversi al corso di Scienze umanistiche. Ed è la stessa cosa che dovrebbe indurci a guardare il mondo senza pregiudizi: quel ragazzo del Camerun, arrivato con un barcone, parla l’italiano meglio di molti di noi e avrà la possibilità di diventare migliore di noi. Perché la classifica della buona volontà non si stila con una legge. Il “prima gli italiani” è declinabile in mille aberranti maniere: prima i fuoricorso italiani, prima i fannulloni italiani, prima i depressi italiani e via primeggiando. Questa cosa che sottovalutiamo e che ci renderebbe impermeabili a certi assolutismi del “pensiero social”, tipo quelli che mettono in concorrenza la munnizza con il trionfo di un evento culturale o, nello specifico, i disagi amministrativi di un ateneo con una sua iniziativa coraggiosa e lungimirante ha un nome semplice. Si chiama sensibilità.    

Please follow and like us: