Lo spunto me lo ha dato, qualche giorno fa, la morte del professore Fernando Aiuti, l’immunologo che più di altri riuscì portare avanti la lotta all’Aids con il rigore e la libertà concesse dalla scienza. E se sul rigore nulla quaestio, sulla libertà il campo è aperto. Apertissimo.

L’applicazione della libertà ai temi più svariati e complessi della nostra vita è il vero tema.

Come Aiuti ha interpretato il suo ruolo di scienziato, con rigore e fantasia, cioè con un registro e il suo contrario, così credo che i nostri momenti migliori siano quelli in cui la libertà mostra il suo confine più raggiungibile: che non è un ossimoro, ma il frutto di un’applicazione costante sul metodo per una soddisfazione più o meno istantanea.

Espongo brevemente la mia esperienza.

Quando al lavoro mi sono annoiato, ho mollato tutto e ho scelto una collocazione in cui, pagando, avrei avuto maggiore libertà. Non mi sono assicurato il divertimento, ma la soddisfazione di fare ciò che mi piace nel modo più conveniente (per me e conseguentemente per il mio datore di lavoro) sì.

Quando ho creduto in un sentimento al di sopra della cintola, l’ho fatto sapendo che un legame duraturo non era una prigione bensì un’assicurazione sulla vita. Non mi sono garantito l’amore eterno, ma la soddisfazione di dire che ci ho provato (e di constatare che certe polizze è meglio non riscuoterle) sì.

Quando mi confronto con persone in difficoltà, io che tengo la bontà a distanza con la canna, tendo a misurare il loro grado di affidabilità con la loro resistenza all’ira, alla rabbia. Perché la vera forza della libertà – l’ho imparato solo di recente – è quella della fusione fredda. Risentimenti, vendette, insofferenze, patemi, allergie, odio, repulsione, sono ingredienti che vanno maneggiati con l’occhio del chimico, o del pasticciere: un milligrammo in più o in meno e tutto è perduto.

Capisco che la vera libertà, all’alba dei miei 56 anni, è quella di non pensare chi sarà al tuo capezzale quando te ne andrai, ma quella di abbracciare chi ti chiede discretamente cosa farai il prossimo weekend, chi ti consiglia il film che vorrebbe vedere con te, chi ti chiama perché ha una bottiglia da condividere, chi ti regala sere esilaranti gratis, chi non rinvia ma anticipa, chi se anche ti ha voltato le spalle quando meno te lo aspettavi si scusa goffamente, chi c’è al posto di altri che se la sono data a gambe.

La libertà è trasversale.

E, ontologicamente, è per pochi sopravvissuti quindi preziosissima.         

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