L’articolo pubblicato oggi su Repubblica.

C’è qualcosa di eccezionale nella congerie di gesti semplici che porta un imprenditore come Giuseppe Piraino a rompersi le scatole perché c’è un tale che gli chiede il pizzo e che ha addirittura messo in fuga i suoi operai dal cantiere. Ed è il modo elementare con cui si stravolge una storia scontata facendola diventare una storia che vorresti ascoltare mille volte. Come nelle fiabe, dove non ci sono eroi ma cattivi ridicoli, in un rassicurante trionfo di libertà. Massì chiamiamola banalità del bene: che è auspicio di normalità, condanna dello stereotipo volgare, acqua fresca nell’arsura del diritto.

Quando l’estorsore lo cerca più volte, Piraino fa la cosa più umana (e che da buon esemplare umano evidentemente gli riesce meglio): si incazza. Non prende la pistola (altrimenti Salvini sarebbe già arrivato in Sicilia a cavallo del suo fido smartphone), ma una telecamera. E va ad affrontare il mafioso. Ne viene fuori un faccia a faccia che vale più di una conferenza sul crimine organizzato, più di una vibrante omelia davanti al cadavere del giusto di turno, più di una qualsiasi zuppa di buoni propositi. Perché l’imprenditore ha un’arma importante, quella della ragione caricata coi pallettoni dell’arrabbiatura. Infatti sin dalle prime battute il delinquente che gli sta davanti perde il controllo della discussione e precipita nel baratro di una tenzone semantica (quello la semantica non sa cos’è ma magari adesso avrà modo di studiarla, dato che il tempo libero non gli mancherà). A un certo punto, in un capovolgimento di ruoli che ha dell’esilarante, quando la vittima predestinata incalza e il mafioso balbetta, si arriva al colpo di scena: l’estorsore dice che quella non è più una richiesta di pizzo ma una generica richiesta di contribuzione volontaria affidata al suo buon cuore, tipo colletta del Banco alimentare. E, come un impiegatucolo qualsiasi, il delegato di Cosa nostra si rifugia in uno scaricabarile per allentare la morsa della responsabilità: “Io faccio quello che mi dicono…”.

Nel Paese in cui la vera agenda di governo sta tutta nella sim di un vicepremier e in cui la tentazione della crudeltà di massa cresce come una marea mefitica, la congerie di gesti semplici che portano un uomo mite, un padre di famiglia come Giuseppe Piraino, a cazziare pubblicamente il delinquente che vorrebbe rovinargli la vita è meglio di un finale a lieto fine. È un inizio sereno.

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