L’era dell’orso bianco

Potrei raccontarvi dei quasi 400 chilometri (395 per la precisione) da Trondheim a Mosjøen, una cittadina tranquilla in vista del Circolo Polare Artico, vissuti con adrenalina a mille per la pioggia e per le curve veloci che non ti lasciano mollare mai l’acceleratore. Potrei dirvi dell’asfalto di queste strade che, divorando gli pneumatici, li incolla al terreno anche con le condizioni meteo più proibitive. Potrei dilungarmi sull’acqua che, nonostante le attrezzature di buona qualità, è filtrata dappertutto (nel navigatore, nei guanti, nelle tasche, nel casco, e altrove), perché l’acqua qui è dovunque in tutte le forme e sono le sue forme (tipo la condensa) che ti prendono alle spalle quando credi di essere impermeabile: un po’ come certi sentimenti. Potrei dirvi di uno scrittore che mi piace molto e che sto rileggendo in questi giorni perché lui è di questo nord (è danese), si chiama Peter Høeg e nel suo “Il senso di Smilla per la neve” dice una cosa alla quale ho molto pensato nei momenti più estremi di quest’avventura: “Non esistono persone senza paura, esistono solo attimi senza paura.“
Invece prima di approdare alle isole Lofoten – per me la meta principale di questo lungo viaggio, ancor più di Capo Nord – vi racconto di una birra: la Mack, la più nordica del mondo per luogo di produzione (tra un paio di giorni andrò a visitare l’azienda). La sto bevendo mentre scrivo. La particolarità è che questo birrificio produce una birra diversa per ogni stagione: la birra di Natale, JuleØl; quella dei due mesi di notte polare, MørketidØl; la birra grassa del periodo invernale, FatØl; e così via… Io in questo momento sto sorseggiando una Lager che si chiama Ísbjörn. È fresca e profumata. Ha un nome che pare musicale e invece, come molte cose a queste latitudini, nasconde un sottile inganno. Come l’acqua che si fa vapore e ti entra sotto il maglione. Ísbjörn è l’orso bianco.

3-continua

  

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