Lo scherzo che durò cinque anni

L’articolo di ieri su la Repubblica Palermo.

C’è uno scherzo che è entrato nell’epica palermitana. Uno scherzo che è durato cinque anni.
Sardegna, 1980. C’è un gruppo di palermitani in vacanza in Sardegna guidato da Roberto Buscetta che è anche l’ideatore della messinscena. Entrano in un negozio di abbigliamento di un paesino chiamato Cannigione e lì uno di loro, che chiameremo Piero, resta colpito da una ragazza, Lorella. Lui è timido, il colpo di fulmine lo tramortisce. Qui parte la macchinazione. Qualche giorno dopo uno degli amici inventa di essere riuscito ad avere l’indirizzo di casa della ragazza e Piero, sbavando, glielo estorce.
Tornato a Palermo, Piero decide di scrivere a Lorella e si rivolge a Roberto Buscetta perché tra i suoi amici è l’unico che incatena parole in modo decente. La prima lettera è bell’e pronta e di spedirla s’incarica lo stesso Buscetta perché, dice, ha la buca delle lettere sotto casa. È il primo atto di una corrispondenza amorosa estenuante: Piero scrive, anzi fa scrivere il suo ghostwriter traditore, e gli amici rispondono per conto dell’inconsapevole Lorella.


Cinque anni di apostrofi rosa tra le parole “ti inganno”. Cinque anni di risate di quelle canaglie che scrivono, profumano il foglio e lo infilano nella cassetta della posta della vittima. Un giorno Piero decide di chiamarla al telefono e per trovare il numero se ne va alla Sip di piazzale Ungheria. L’indirizzo in suo possesso non lo aiuta (è falso), ma lui non si arrende. Dopo un centinaio di telefonate becca la vera Lorella al negozio. Quella, ovviamente, non lo riconosce. Ma lui, pazzo d’amore, crede che lei ha finto di non conoscerlo perché l’aveva chiamata in negozio e “magari c’era gente”. Gli amici infami partoriscono subito una lettera in cui lei spiega di essersi riavvicinata al suo fidanzato storico molto geloso.
Piero non demorde e decide di partire per Cannigione. Raggiunge l’amata al negozio e quella lo gli dice di andarsene subito. Sul bancone c’è un diario scritto a mano, lui lo guarda, sorride e se ne va. Al rientro a Palermo racconta: lei lo ha respinto perché ha avuto paura del sentimento, dell’improvvisa incursione… E rivela di aver sbirciato tra le pagine del suo diario attirato da quella grafia che conosce benissimo. La grafia della sua amata.
Roberto e il gruppo delle carogne ci misero due anni per confessare. Piero ce ne mise altri due per tornare a rivolgergli la parola.

  

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