Storia di Salmeri, il pretore contro il lato B

L’articolo pubblicato oggi su La Repubblica Palermo.

La storia di Vincenzo Salmeri, giudice della pretura di Palermo, è tutta distillata in una puntata della trasmissione “Acquario” di Maurizio Costanzo. È il 12 marzo 1979. Nel primo esperimento di talk show della tv italiana il pretore, noto per le sue crociate di ferrea moralizzazione, nemico giurato degli hot pants e crociato anti-deretani in mostra (sia pur fasciati da denim e affini) si trova di fronte Ilona Staller. Che, tanto per gradire, chiede al pretore: “Ma tu fai l’amore, Cicciolino?”. E quello: “Non la guardo con severità ma con disgusto”. Poi arriva Dacia Maraini che gli domanda: “Cosa c’è, signor giudice, dietro questo suo furore punitivo?”. E lui: “Niente, non sono mica un sessuofobo. Sono un uomo di mondo: una volta sono stato anche alle ‘Folies Bergère’…”.
Negli anni Settanta da Palermo la battaglia del pretore Salmeri si estende all’Italia intera. Dove c’è un culo anche solo immaginato, c’è la mano della giustizia che copre. Dove qualche centimetro quadrato di coscia osa distendersi al sole, c’è la coperta della morale che nasconde. Il battagliero giudice sequestra a più non posso: dalla famosa foto di un giovanissimo Oliviero Toscani con un bel deretano inguainato da jeans chiamati “Jesus” e lo slogan “Chi mi ama mi segua” ai manifesti dei film con dottoresse alle grandi manovre o della mutua, tutte meravigliosamente improbabili per noi adolescenti tutti brufoli e catalogo del Postal Market. Il battesimo del fuoco è scolpito nella memoria collettiva di quelle cronache in bianco e nero. Il 14 agosto 1971 Salmeri passeggia in piazza Politeama a Palermo e si imbatte in una bella turista, Lise Wittrock, 28 anni da Copenaghen, che ha una sola colpa: avere delle belle gambe sotto una gonna divinamente corta. Il giudice chiama i vigili urbani per accompagnare la ragazza nel commissariato più vicino. Qualche giorno dopo, mobilita l’Interpol per avviare un’azione penale contro una casa editrice danese che distribuisce riviste porno e si mobilita per identificare i malcapitati acquirenti palermitani di quei giornali. Da lì il diluvio polemiche e risate (equamente distribuite) che finisce negli editoriali di Carlo Casalegno su “La Stampa” e di Pierpaolo Pasolini sul “Corriere della Sera”. Morale sempiterna: ieri come oggi i grandi censori hanno un solo grande difetto; non capire che, come diceva Jules Renard, l’ironia è il pudore dell’umanità.

 

 

  

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