Ho aspettato per tutta la giornata un temporale. La mia app de “il meteo punto it”, quella dove “il” fa la differenza, segnalava piogge abbondanti con lampi e disastri vari prima per le 11, poi per le 13, poi per le 16, poi per le 17, poi per le 19… Insomma nell’attesa dell’allagamento annunciato in mattinata sono andato a correre presto (in una personalissima fascia protetta, diciamo) e con una discreta ansia, poi ho spostato un paio di appuntamenti per evitare di finire nel gorgo del traffico, infine ho abbandonato la moto in garage a favore dell’automobile per spostamenti che, in caso di pioggia, avrebbero messo in pericolo la mia sicurezza (provate a girare in moto a Mondello dopo un acquazzone e timbrate il cartellino dei sopravvissuti).
Ehi, non ha mai piovuto!
Poco fa, poco dopo le 21, ho dato un’occhiata alla famosa app, sempre quella dove “il” fa la differenza, e zitta zitta muta muta quasi mi augurava una buona serata con tanto di bicchierata e falò in spiaggia.
Potere perverso della tecnologia, convincerti che per capire cosa accade sulla tua testa tutto tu possa fare tranne che alzare gli occhi al cielo, come i tuoi simili hanno fatto per qualche millennio prima di te.
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