Sopravvivere a Las Vegas

La parte avventurosa del nostro viaggio si conclude a Las Vegas. Quel che segue sarà premio e ristoro dopo giorni di appassionata avventura (provate a scarpinare su una distesa di sale a 41 gradi all’ombra e senza un orizzonte).
Diciamo subito che a Las Vegas non siamo riusciti neanche a capire come funziona una slot machine: a parte inserire i soldi, schiacciare un tasto (un tempo c’era la leva da tirare), e vedere la moneta polverizzarsi, ci sarà pure un’alternativa meno deprimente.


Tutta la Sin City, come probabilmente sapete, è costruita per mettere mano nelle vostre tasche. La più geniale delle bassezze è quella di disseminare monetine da un cent sulla sterminata estensione della superficie dedicata al gioco d’azzardo (e non solo). Il progetto è di una disarmante semplicità: trovi il soldino, credi di essere fortunato e ti lanci a portafoglio sguainato.
Questa è la pars destruens, poche righe su quella costruens.
Las Vegas è il più grande videogioco del mondo, affrontarlo con la puzza al naso è triste e sbagliato. Una notte tra le sue gigantesche illusioni è d’obbligo. Fontane che danzano a suon di musica, roller coaster che piombano dentro alberghi, intere città d’arte (italiane, of course) ricostruite a favore di miliardario. Las Vegas è soprattutto di chi non si cura dell’originale, ma gode della sua imitazione.
Sull’alloggio poco da consigliare, se siete pazienti troverete stanze in albergoni full optional a partire da 70 dollari a notte, tasse incluse. Ma se avete stomaco potete trovare anche di meglio/peggio. Noi abbiamo scelto The Linq che partiva da trenta dollari (senza tasse, poco più del doppio il prezzo effettivo): stanza grande, buona posizione strategica, fuori dall’uragano Cesar’s Palace.

8 – continua

  

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