Prendo spunto da un episodio secondario per cercare di raccontare un fenomeno di primaria importanza. Nella consueta diretta Facebook del Giornale di Sicilia, Marco Romano che del GdS è vicedirettore fresco fresco, ha colto l’occasione per fare le condoglianze a Emanuele Lauria, cronista parlamentare di Repubblica Palermo (ovvero diretto concorrente del Gds), per un lutto familiare.
Non sono uno che ama il buonismo, come sapranno i miei dodici lettori, però sono uno sensibile ai venti che turbinano, che scompigliano capelli e idee. Detesto le smancerie, ma le amo se conducono in un luogo dove la smanceria si vaporizza. Ecco, in questo piccolo gesto del non-eroe Romano io ho visto un’ispirazione. Che dal mio punto di osservazione ha una presunzione di universalità.
Se tutti noi – battaglieri, incazzosi, tronfi di un tesserino, sudaticci perché effettivamente fatichiamo, cazzeggiatori, seriosi al limite del ridicolo, contestati e resistenti, pennivendoli e umiliati da gente che non sa cosa significa pennivendoli – imparassimo che la gentilezza è l’arma migliore contro la barbarie dell’ignoranza, non sposeremmo un ideale religioso (porgere l’altra guancia rimane sempre il miglior modo per assomigliare a qualcuno che non siamo stati e non saremo mai), ma almeno impareremmo a distinguere tra i barbari e tutti gli altri. In un momento in cui la storia la scrive chi non sa impugnare una penna, nel famoso mondo alla rovescia in cui si mangia di nascosto e si defeca tutti insieme allegramente, dare una pacca sulla spalla al concorrente atterrato da un lutto è un atto di grande rivoluzione culturale in una piccola trincea di resistenza.

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