Pastelli

infanzia felice

Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice.

La frase rimbalza da un libro all’altro, da un autore all’altro. Io l’ho afferrata ne “I figli dei guardiani di elefanti” di Peter Høeg, ma lo scrittore danese si spoglia di ogni responsabilità sull’attribuzione e fa dire genericamente al suo personaggio di averla letta “in un libro in biblioteca”. Nulla di più.
Scavando nel web si trovano rimandi allo scrittore Tom Robbins e ancora allo psicologo Richard Bandler. Ma questa è solo circostanza, a noi interessa la sostanza. Che è questa: se si è fortunati c’è molto tempo per invecchiare, tanto quanto per rimanere giovani. Il confine tra le epoche della vita lo spostiamo ogni giorno, avanti e indietro, senza un andamento costante, senza una direzione fissa. Si può ringiovanire e invecchiare di colpo, basta cambiare colonna sonora, guardarsi più che guardare. L’idea di un’infanzia da continuare a colorare, come quegli album in bianco e nero che da bambini imbrattavamo coi pastelli, è l’unico argomento che abbiamo per combattere la noia della biologia che ci vuole ogni giorno più canuti, più curvi, più incazzati. Basta trovare il pastello giusto e ripulire la propria vita sporcandosi le mani di cera. E al limite scambiarselo, condividerlo. Essere giovani da soli che senso ha?

  

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