Fabio che suona e che ci lascia di stucco

Fabio Aguglia con Pino Daniele
Fabio Aguglia con Pino Daniele (grazie a Mario Caminita)

Fabio era un dj, anzi come si diceva allora un disc jockey. Era anche un batterista. Era anche un bravo ragazzo, timido ed educato. Con lui giocavamo a fare la radio, a fare i musicisti, a fare gli artisti insomma. Lui lo era effettivamente, io no.
Un ricordo su tutti. Estate 1981, organizzammo una specie di Woodstock all’Addaura: piazzammo qualche asse di legno abusiva sugli scogli, chiedemmo la luce a un generoso signore che aveva la casa sul mare (il mitico dottore Vitello, il pediatra più paziente del mondo, ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta) e portammo gli strumenti. Alle 17 di un rovente giorno di luglio attaccammo a suonare e non finimmo finché non fu buio. Fu il concerto della mia vita. E di quella di Fabio, al quale spettava un momento di assolo con la batteria. Ma lui aveva un problema: era esile di corporatura. Durante le prove invernali avevamo constatato che l’assolo lo sfiancava a tal punto che l’esibizione si concludeva sempre non nel momento stabilito, ma quando lui perdeva le bacchette. Le mollava proprio, le energie lo abbandonavano all’improvviso, quindi noi imparammo a tarare il nostro arrangiamento su quel preciso momento: quando Fabio mollava le bacchette.
Quel giorno di Woodstock casareccia però non andò così. Fabio resse l’assolo e anzi lo prolungò per un tempo inusitato. Le bacchette rimasero salde nelle sue mani e fu un’apoteosi. Ho qualche foto in cantina di quei momenti, ma non so se ho voglia di andare a vedere. Preferisco dire a memoria. Fabio ha una canottiera bianca, come se dovesse esibire il fisico. Noi siamo intorno a lui che sembra un gigante dietro quella batteria inchiodata alle assi grazie al martello che ci ha prestato il dottore Vitello. Lui picchia e picchia sulle pelli, si prende gli applausi del suo momento. E ride di una felicità che è sorpresa, per lui, per noi.
Questo è il mio ricordo di Fabio Aguglia, il gigante più esile che abbia mai conosciuto, che oggi suona da qualche parte, in una Woodstock tutta sua, in riva al mare delle anime buone, timide ed educate.
Tanti auguri Fabiofa, occhio al blues col riff in si.

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Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

5 commenti su “Fabio che suona e che ci lascia di stucco”

  1. Se ne vanno sempre i migliori,sembrerebbe la solita frase fatta ma vi assicuro che non è così.
    Grazie Gery per questo tuo meraviglioso racconto, ero troppo piccolo per essere con voi ma leggendo le tue parole mi sono catapultato in quella scogliera e per un momento mi sono sentito li , uno di voi,con quella splendida persona di mio cugino che tanto mi sarei voluto godere oltre.

  2. Grazie Gery per questi ricordi condivisi con un Amico affettuoso, generoso, Sempre disponibile.
    Grande Fabio♥

  3. Non smettere mai, suona e fai vibrare anche il nuovo mondo come facevi qui Fabio, amore mio, fratello prediletto.

  4. che dire… un angelo volato via troppo presto, un ragazzo d’oro, educato, ho dei ricordi di momenti passati ad Ustica io facevo il cuoco e lui il dj, veniva sempre a mangiare tutto quello che gli cucinavo e mi riempiva sempre di complimenti perchè gli facevo dei piatti miei e mi diceva che non aveva mai mangiato cosi bene… poi la sera ero io ad andare da lui a ballare al BOSCHETTO di ustica e mi aspettava con ansia per poi passare la notte insieme a cazzeggiare con altri amici, bei ricordi che mi rabbrividiscono a pensare, poi non vi dico a Palermo, all’Alibi club, alla Conchiglia di balestrate, poi un giorno sono andato a trovarlo dopo un po di tempo alla Conchiglia ed ho ricevuto la triste notizia che se ne era andato… sono rimasto scioccato, senza parole ne respiro, non credevo alla notizia appena data, sono rimasto zitto e con lo sguardo nel vuoto, vuoto come mi sentivo io e me ne andai con gli occhi lucidi confuso e smarrito. ciao Fabio R.I.P.

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