Nel nome della rosa

Mario Calabresi

Mario Calabresi

Non ci deve essere vergogna ad ammettere le proprie debolezze. Ho quasi tutti i difetti del mondo, e una schiera di testimoni infinita per elencarli, ma so per certo di non essere un invidioso.
Tuttavia devo confessarlo: in questo momento io invidio Mario Calabresi. Non perché è a capo di un grande giornale, non perché ha bruciato le tappe, tutte, di una vita non facile, non per il potere acquisito.
Lo invidio perché è chiamato a gestire un progetto rischiosissimo. Che è motivazione, giustificazione, droga e antidoto al tempo stesso. Lo invidio perché non può perdersi tra pensieri inutili e al contempo affidarsi solo all’utilitarismo. Lo invidio perché è seduto su una sedia scomoda e probabilmente dorme poco e male, a buon dirittto. Lo invidio perché ha una bomba tra le mani che è anche un giocattolo, e sa che la differenza tra una bomba e un giocattolo è solo nel numero degli spettatori che possono parlarne.
Non vorrei essere lui se rinascessi, ma vorrei esserci.
Chissà.
Forse il giornalismo è come la vita, o come certi romanzi. Stat rosa pristine nomine, nomina nuda tenemus.

  

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