Su casa, amore e libertà

Una casa non è una cosa. E il tempo non scorre a caso. Al di là delle allitterazioni, oggi festeggiamo un anniversario molto particolare, gli otto anni della nostra casa. Quello di celebrare la nostra tana è un impegno che io e mia moglie ci siamo dati sin dai primi tempi del nostro sodalizio sentimentale (unico sinonimo che sana le differenze tra fidanzamento e matrimonio). Perennemente infettati dal virus dei giramondo, dal morbo del viaggio continuo, non abbiamo mai dimenticato che le nostre radici non sono nella città, ma tra i muri del nostro appartamento. A ogni viaggio, insieme col trionfo dei ricordi dei luoghi visitati, officiamo il rito del ritorno tra le nostre cose. Sarà perché questa è la nostra prima vera casa, sarà perché tutto ciò che l’ha preceduta nei mille sentieri delle nostre esistenze indipendenti sembra una preparazione, una sfilza di atti propedeutici, sarà per l’età che avanza e ci rende più teneri (o fragili?), sarà perché fuori fa un freddo inusitato, sarà perché oggi avere un tetto significa essere più che fortunati, sarà per tutto questo e chissà cos’altro ma quest’anno l’anniversario ha un valore simbolico in più. Condividere è un investimento a lungo termine che comporta gli sforzi che tutti noi conosciamo: solo che i risultati si vedono soprattutto nei periodi meno luminosi quando la strada è in salita e i muscoli dei sentimenti devono dare il massimo. Una casa è un simbolo, un involucro che non contiene ma al contrario rende liberi. Ecco perché oggi festeggiamo. Perché, come l’amore, la vera libertà è quella che si condivide.

  

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