Alla ricerca dell’insoddisfazione perenne

12241271_964571823601554_2773164450726213996_nUno dei principali argomenti sguainati dai benaltristi che criticano la mobilitazione del mondo dinanzi agli attentati di Parigi è: dato che non vi indignate per i morti di altre parti del pianeta, questo fiorire di tricolore francese nelle piazze, nei monumenti, sui social è solo il frutto di una grande ipocrisia.
Usualmente si tratta di un ragionamento tipico di certe frange qualunquiste, più o meno insoddisfatte della propria vita, che tende ad appiattire la realtà in una visione bidimensionale, ma può capitare che nella trappola di certi pensieri sghembi cadano anche menti generalmente aperte (per le quali tuttavia c’è speranza). Il problema vero di questa teoria è l’abbattimento di tutti i termini di paragone: se per indignarsi occorre tenere il conto degli scandali e delle tragedie su scala planetaria, non ci sarà bilancino che potrà darci l’esatta dose di solidarietà, paura, rabbia, e così via.
I benaltristi tendono a inanellare esempi sempre più distanti, in un gioco di matrioske senza fine, con un unico obiettivo: calpestare la logicità del rapporto causa-effetto. Nulla li ferma nella ricerca dell’insoddisfazione perenne, gli altri non valgono un cazzo, esiste solo la loro abilità che smaschera l’ingenuità di un presente dove la gente agisce d’impeto. Il loro compito è sfornare ipotesi su ipotesi, generalmente complottiste, che mettano in crisi l’entusiasmo di chi non è vittima del loro loop. Non li sfiora l’idea che la vita è tutta una questione di simboli e che sono i simboli che ci scelgono, che ci vengono incontro: per cultura, vicinanza geografica, affinità storica.
Sulla mobilitazione per le stragi di Parigi generalmente si scagliano contro la divisione tra morti di serie A e serie B (dove in serie B ci sarebbero le vittime sparse in tutto il resto del mondo). Nulla, invece, sull’attualissima differenza tra cervelli di serie A e serie B.

  

Leave a Reply