Siete a casa vostra

rapinatori

Siete a casa vostra, con moglie, figli e nipoti. Non vi sentite al sicuro, come invece dovrebbe essere, perché i ladri hanno violato il vostro spazio non una ma quattro volte. Per questo avete fatto una virata drammatica nel circuito delle vostre scelte: per una vita avete tenuto in mano strumenti musicali (dato che li vendevate), ora avete scelto di tenere in mano una pistola. La musica inebria ma non serve a un cazzo quando vi hanno fregato pure il lettore cd.
Una sera, mentre siete a letto inseguendo il primo intorpidimento del sonno, sentite un rumore. Viene dal vostro soggiorno, in casa vostra dove ci siete voi, vostra moglie, i vostri figli e i vostri nipoti. Sapete quel che sta accadendo, o almeno sapete inesorabilmente ciò che sta accadendo prima che voi impugniate quella pistola che avete acquistato sapendo che un giorno l’avreste potuta impugnare: nessuno compra un’arma con una consapevolezza diversa, specie a sessant’anni.
E accade la tragedia. Vi parte un colpo, o forse vi parte un pensiero prima. Letali entrambi. Il ladro – non “presunto” come qualcuno lo ha appellato in un paradossale garantismo – muore in una casa non sua, a casa vostra.
Cosa vi aspettate adesso? Avete sparato, innegabilmente, con precipitazione: avevate contro non un’arma, ma una torcia; ma eravate terrorizzati perché uno a casa sua crede che uno scricchiolio sia un boato se è invecchiato a incursioni notturne, furti e violazioni di domicilio. Nessuno deve farvi un applauso, al contrario di quel che dice quel fine umorista di Salvini. Ma nessuno deve calpestare il vostro diritto di aver paura.
C’è un confine drammaticamente sottile tra la legge degli altri e quella del vostro intimo. E in questo spazio, millimetrico, c’è una stratosfera di incubi, di pubblica incuria, di emergenze sociali, di umanità rarefatta, di retorica, di politicuccia un tanto al chilo.
Una società ideale non ha bisogno di macerarsi nell’indecisione se stare dalla parte di chi preme il grilletto per difendere un perimetro o da quella di chi ci resta secco nel violarlo, pur disarmato, quel perimetro. Una società ideale difende i perimetri perché tutti insieme sono il suo meraviglioso orizzonte. Una società ideale.

  

One Comment

  1. Dartagnan
    Ott 21, 2015 @ 16:57:21

    Mi viene in mente un’altra considerazione che i benestanti possano difendersi pagando profumatamente la vigilanza privata gli altri no.In Sicilia (cosa molto deplorevole) dalla delinquenza comune molti si difendono assoggettandosi al pagamento del pizzo.

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