Il galantuomo che manda tutti a cagare

saverio romano tweet

Qualcuno dovrebbe prendersi la briga di spiegare a Saverio Romano, anzi all’onorevole Saverio Romano, che quando si ha un ruolo bisogna mantenere un contegno adeguato. E soprattutto che quando in quel ruolo, pur stretto come una camicia messa in lavatrice col ciclo sbagliato, si scrivono cose che vengono fraintese, la colpa non è di chi fraintende ma di chi non ha saputo usare il linguaggio giusto. Il famoso tweet su Denis Verdini che, ragioni politiche a parte, trasuda tutta l’arroganza residua di un potere che non conosce altro che una disperata strategia di autoconservazione, ci dice poco della visione politica di Romano e moltissimo della personalità dello stesso. Le parole “amici”, “galantuomo”, “riserbo” insieme al richiamo alla “biografia” dei non allineati sono più di un programma o di un’intenzione, sono una radiografia del personaggio. E non è la buona fede dell’ex ministro che qui si mette in dubbio, ma la sua naturale inclinazione alla protervia di chi sta sulla poltrona più alta: insomma, un politico serio non la manda a dire con frasi che necessitano di spiegazioni e contro-spiegazioni, la dice e basta. Se è in grado.
È questo il lato oscuro del ragionamento di Romano, che ha provato a spiegare, a giustificare un grottesco “andate a cagare”: il non saper argomentare senza cadere nella banalità della superbia.
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In un altro Paese, uno qualsiasi tra i Paesi in cui alle elezioni si contano i voti e non i morti, il capo della sua coalizione politica lo avrebbe allontanato con gli stessi modi raffinati da lui usati per difendere il suo “ragionamento” (e mai virgolette furono più necessarie). Qui invece magari gli faranno un monumento: “A Saverio Romano, amico e galantuomo: e andate tutti a cagare”.

  

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