La strada chiusa per lo schifo

via palatucci chiusa per immondizia
Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Chiudere una strada a causa dell’immondizia è come cercare di sopravvivere all’acqua alta cominciando a bere il mare: una resa malamente travestita da rimedio.
Accade nel cuore residenziale di Palermo, non nella periferia depressa o in un budello del centro storico.
Da ieri via Palatucci è ufficialmente vietata al traffico: un guard rail blocca l’ingresso alle auto e, pochi metri dopo, una trincea di immondizia alta un metro blocca il passaggio di qualunque essere umano, perché un ostacolo di metallo si scavalca, un ammasso di fetenzìe si sfugge. Ed è proprio in questo rapporto tra leggi (fisiche e penali) e istinto di sopravvivenza che si verifica il corto circuito che dà origine a un black-out di civiltà senza precedenti.
La via Palatucci è solo una striscia di asfalto tra via Principe di Paternò e via Paisiello, una breve strada di collegamento dove non c’è un solo motivo per fermarsi: in quel corridoio di muri sbrecciati non c’è porta, non c’è cancello, solo pietra e cemento cadenti. Terreno ideale per i selvaggi dell’“effetto pecora”, quella razza incolta di palermitani che compie un’azione storta solo per cieca emulazione di qualcun altro.
Ci fu un primo sacchetto abbandonato, poi il diluvio. Di altri sacchetti, di copertoni, di materassi, di mobili, di carcasse di animali, di vetri, plastica, cartacce, sfabbricidi, di schifo universale organico e non, di tutto ciò che doveva essere gettato altrove e che gli automi dell’“effetto pecora” hanno abbandonato lì, come in preda a una trance autodistruttiva. Il black-out di civiltà consiste proprio in questo: nel far male pervicacemente agli altri, avendo ben cura di danneggiare soprattutto se stessi.
L’automa selvaggio, nel corso degli anni, non si è evoluto. Non ha affinato tecniche, né imbastito strategie. Nottetempo, ieri come oggi, ha abbandonato i suoi rifiuti nell’unico spazio che, nella sua mente persa, riteneva perfetto: sopra altri rifiuti abbandonati da quelli come lui. In un grottesco parallelismo con la “Terra dei fuochi” ci sarebbe da notare che in Campania almeno sono organizzati (il fuoco è lì ingranaggio di un business), mentre in via Palatucci vige l’anarchia, ognuno sporca per sé in gioiosa libertà criminale. Ogni volta che i mezzi della Rap hanno tentato una pulizia straordinaria, gli incivili hanno dato una risposta altrettanto straordinaria.
(…)
Le cronache giornalistiche e le testimonianze degli amministratori comunali datano l’aggravarsi del fenomeno a tempi relativamente recenti, ma per un’esatta mappatura temporale occorre andare indietro di decenni. La domanda è: a quando risale il sacchetto zero?
Incrociando i dati ottenuti ascoltando le testimonianze dei residenti con le immagini di Google Maps, si arriva a piccole certezze: nel 1998 la strada era già inesorabilmente sporca; nel 2008 la carreggiata si restringeva in modo evidente; nel 2012 la Google Car ci passava per miracolo.
Oggi dicono che la chiusura della strada era stata stabilita dall’ufficio Traffico due anni fa, ma in realtà nel 2007 ci provarono più volte i residenti a blindarla con lucchetti e catene, e un negozio di arredamenti si inventò persino un parcheggio per i clienti pur di rianimare quella strada asfittica.
“Facciamone un’isola ecologica, verde e illuminata”: chiedono alcuni abitanti drogati da un ottimismo mitteleuropeo. Facciamone un’isola e basta, sarebbe la proposta più sensata, senza ponti né traghetti. Dimentichiamola, questa via Palatucci: meglio deserta che inutilmente bonificata.

  

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