Il pericoloso contagio della furbizia

Furbizia
Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Un tale va al mercato e sul banco di un fruttivendolo vede la scritta: “Quattro mele per tre soldi”. Si rivolge al venditore: “Quattro mele per tre soldi significa tre mele per due soldi, due per un soldo e una per niente. Ne prendo una, grazie”.
La celebre storiella ci dà una chiave di lettura del concetto di furbizia ai danni di qualcun altro. In Sicilia questa scaltrezza è, a qualunque livello sociale, un titolo di merito e non importa se non pagare una mela significa sottrarre qualcosa e sottrarsi a qualcos’altro. La furbizia è dalle nostre parti il motore di ogni ambizione smodata, di ogni sorpasso sleale, di ogni resistenza alle leggi della democrazia. (…)  Eppure basterebbe poco per farla risaltare in tutta la sua grottesca banalità. Basterebbe chiamare le cose col loro nome.
Il deputato regionale che fa finta di essere presente in aula per non pagare la multa che la norma impone non è furbo, ma truffatore. La signora della Palermo-bene che se ne frega della raccolta differenziata dei rifiuti e butta l’immondizia per strada non è furba, ma incivile. I dipendenti dell’Ars che con stipendi da nababbi ispirano una crociata sindacale a difesa di un privilegio sopportabile quanto un calcio negli stinchi non sono furbi, ma sfrontati.
In tempi di furbizia endemica, il problema del governo ladro non è più la pioggia ma la concorrenza: si è tentati di rubare tutti perché, come si dice, con la volpe conviene volpeggiare. Difficile capire se sia nato prima l’uovo, la gallina o il ladro di polli. Di certo c’è che gli esempi di furbizia istituzionale in Sicilia sono sempre stati fulgidi. Cuius regio, eius religio. I sudditi seguono sempre la religione del proprio governante. E la nostra “religione” politica è famosa per gli altissimi livelli di bassezza.

  

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