Il grande fratello dei falsi invalidi

Falsi-invalidi

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

C’è un rischio a guardare e riguardare le immagini dei finti invalidi dell’Agrigentino smascherati dai carabinieri, e cioè che a un certo punto la capacità di creare il falso, superi la capacità di scoprirlo. Perché la semplicità della finzione risulta talmente naturale che uno arriva a non credere ai propri occhi. No, quel tipo che si presenta alla visita medica in barella, imbacuccato e che respira a stento non può essere lo stesso che qualche giorno prima passeggiava a passo spedito verso la sua auto, entrava dal lato passeggero e con un’acrobazia saltava al posto di guida. E quella signora tremante e sepolta di coperte sulla lettiga non può essere la stessa che scesa dall’ambulanza, e sganciate diverse banconote ad autista e infermiere, sale sui tacchi e va a fare la spesa trascinando senza fatica una sporta formato famiglia.
La tentazione nel vedere i fotogrammi di questo Grande Fratello messo su dai magistrati di Agrigento è quella, insana al limite della tossicità, di usare la scorciatoia offerta dall’aggettivo pirandelliano, che prendiamo spesso quando, trattando di robe agrigentine, dobbiamo raccontare qualcosa che crediamo stare in bilico tra realtà e finzione. Ma no, qui non c’è niente di pirandelliano, di intellettuale, di paradossale. C’è invece molta grettezza, moltissima finta furbizia che una volta rivelata per quel che è – imbroglio, ammucchiamento di meschinità – può solo suscitare qualche risata (mettendosi d’impegno, però).
C’è un primo piano di un’anziana che pare morta stecchita, l’unica testimonianza di vita è un battito di ciglia nei suoi occhi fissi al cielo, dal fondo di una barella. Solo dopo aver visto la vegliarda che, a distanza di un paio di settimane, sale una rampa di scale che ricordano più una piramide di Chichén Itzá che una modesta abitazione di Raffadali, si ha la ragionevole certezza che quello sguardo non era perso nella preghiera, ma nei conti. Quanto ci ho guadagnato finora con questa farsa?
Senza soldi non si canta messa, figuriamoci se si recita a soggetto. Lo spettacolo messo in scena dai truffatori agrigentini prevede ovviamente un compenso.
(…)
Il tracagnotto che a fine recita balza giù dall’ambulanza, sale sulla sua berlina, sgomma e se ne va. Il figlio che si fingeva disabile come già suo padre aveva fatto negli anni precedenti: e la genetica in questo caso non ha trasmesso alcuna malattia, ma solo un’evidente inclinazione alla truffa.
Tutta gente ben pagata, grazie alla famosa legge 104, quella sulle agevolazioni previste per i portatori di handicap e per i loro familiari: sconto sull’iva, assegno di accompagnamento (il vero miserabile terno al lotto in un gioco da miserabili), parcheggio riservato, e corsie preferenziali sul lavoro dei congiunti. Questa non è truffa per solitari, ma affare di famiglia. Provate a chiedere a un povero insegnante agrigentino in attesa di trasferimento perché non riesce a ottenere un avvicinamento alla sua città ed è costretto da anni a sgobbare a centinaia di chilometri da casa, inchiodato a una graduatoria che non scorre, almeno per quelli come lui che hanno genitori e fratelli inopinatamente in buona salute. Vi risponderà che purtroppo ad Agrigento se non hai un parente disabile, non hai dove andare: e infatti all’ombra dei templi i trasferimenti sono quasi esclusivamente concessi a quelli che hanno un (presunto) soggetto handicappato in famiglia. Se sei onesto, sono fatti tuoi.

  

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