Sorpresa, l’immondizia non ha le ali

Immondizia favorita palermo
Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

E’ una questione di coscienza. Cioè di quel campanellino che suona in noi quando, pur essendo soli, agiamo come se qualcuno ci stesse sorvegliando.
L’immondizia non ha né i piedi né le ali quindi se la si abbandona in un parco, il cassonetto non se lo va a cercare da sola. Eppure, per assoluta ed endemica mancanza di coscienza, molti palermitani sono convinti del contrario.
Prendete quel che è accaduto in questi giorni alla Favorita, giorni di festa, di abbuffate e di pic-nic. Il parco che in molti vorrebbero restituito alla città, è stato preso in ostaggio dalla solita orda di barbari che nessuna amministrazione comunale, nessuna truppa di polizia urbana, nessuna campagna di stampa è mai riuscita a scalfire.
Gli Unni della Conca d’Oro si confondono tra i gitanti perbene e, come loro, calano alle prime ore del giorno armati di piatti di plastica e carbonella. Ma la loro missione di conquista, al contrario di quel che si potrebbe immaginare, non è rivolta alle zone più belle del parco, quelle più nascoste, più panoramiche. No, costoro mirano ai ritagli di verde vicini alla strada, alle aiuole dei pochi parcheggi, ai fazzoletti di terra a tiro di scappamento. Perché il loro vero obiettivo è la scampagnata in compagnia dell’auto.
Ne ho visti, di barbari dell’arrostuta attizzare i carboni al riparo del cofano della Fiat Punto, ignari della singolare coincidenza tra una stigghiola ben cotta e un tentativo di suicidio. Ho visto anche i dipendenti della Rap, all’ingresso della Favorita, che tentavano di distribuire sacchi in cui mettere i rifiuti: braccia tese e sguardo rassegnato. Nessuno se li filava.
All’ombra del Castello Utveggio, la fenomenologia dell’imbrattatore professionista si sostanzia della rima pranzo-avanzo. E se costui pranza all’aperto, l’avanzo non se lo porta a casa, ma lo lascia nell’habitat da cui è scaturito, quasi lo impreziosisse. Il rifiuto abbandonato è ormai talmente parte del panorama, che è regola apparecchiare tra i cumuli maleodoranti abbandonati da altri incivili. Quanto sia colpevole abitudine e quanto grottesca rassegnazione, è impossibile dirlo.
Di fatto c’è un popolo che, da Pasqua al Primo maggio e per tutta la bella stagione, s’inventa una diaspora settimanale in un micro-continente alberato che potrebbe essere l’eden ed è invece un girone dantesco, in cui il contrappasso è dato dal mangiare nel lerciume, dal trovare ristoro nel baccano, dal godere di ciò che dovrebbe disturbare.
Dietro piazzale dei Matrimoni, tra l’ippodromo, il Circolo del tennis e viale Ercole c’è un’area che negli anni Novanta fu attrezzata con tavoli, giochi per bambini e panche per gli sportivi. Se provate a esplorarla, evitando di disturbare prostitute e spacciatori, vi troverete immersi in uno scenario lunare: le panchine, i tavoli e il resto delle attrezzature sono ormai cenere, dato che sono stati usati per accendere fuochi. Non c’è quasi più nulla al di sopra delle erbacce, eppure il 25 aprile quest’area, monumento alla desertificazione metropolitana, pullulava di adulti che arrostivano salsicce nel fuoco catramoso di una palizzata sradicata e di bambini che correvano festanti tra cocci di vetro e lattine squarciate.
(…)
Davanti allo scempio di alberi bruciati, dinanzi ai totem di immondizie, la tentazione sarebbe quella di invocare una chiusura totale: se tutti sporcano e nessuno pulisce, allora via tutti. Ma l’essenza di un’opera d’arte della natura è quella di essere goduta appieno, senza remore e pregiudizi.
Restano una certezza e una domanda. Sì, la Favorita va restituita alla città. Ma a quale città?

  

One Comment

  1. marid@
    Apr 28, 2014 @ 14:33:04

    è inutile, il palermitano “ngrasciatu” oltre la porta di casa propria pensa che tutto si possa fare.

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