La guerra tra cocchieri, tassisti e ape-taxi

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Ci sono i cocchieri che chiedono nuove stalle e nuovi stalli e giurano di aver tirato su i pannoloni ai loro cavalli per non sporcare le strade. Ci sono i tassisti che in rappresentanza al Comune si prendono a pugni nella stanza dell’assessore. Ci sono i titolari degli Ape–taxi che per il rilascio di nuove autorizzazioni vorrebbero far valere una graduatoria in cui quasi nessuno è in regola.
In mezzo c’è Palermo che, grazie a una bizzarra statistica sulle presenze straniere, si scopre città strabordante di turisti. Ventuno per cento di presenze in più nell’ultimo anno, recita una delibera consiliare: pensate, meglio di Londra che si ferma al venti per cento. E dire che la capitale inglese ha avuto le Olimpiadi come traino, mentre la nostra capacità organizzativa si ferma al torneo di bocce in spiaggia. Ma va così, evidentemente siamo premiati per l’arte dell’improvvisare, mica per la noiosa meticolosità dell’organizzare.
Che sia invenzione o no, la delibera del Consiglio comunale non cita quel dato per caso. Perché a quel 21 per cento è agganciato il via libera a quindici nuovi ape-taxi, o ape-calesse, o come vengono burocraticamente indicati “motocarrozzette con conducente”. Più turisti ci sono, più mezzi servono per farli spostare: semplice. Peccato che le cifre in possesso della giunta siano talmente diverse da giustificare un incremento ben più lieve di tripedi meccanizzati. Non quindici: uno, uno solo.
Più che una guerra di numeri, una gara a chi la spara più grossa.
Un turista che arriva a Palermo ha diverse opzioni per girare la città. In ordine di incoscienza: prende l’autobus, va a piedi, sceglie un mezzo tra taxi, Ape, carrozza con cavallo.
Nel primo caso rischia di decomporsi alla fermata, nel secondo di finire il tour con una visita guidata alla sezione antirapine, nel terzo di trovarsi nel mezzo di una pittoresca tenzone. Perché i tassisti non vogliono gli apetassisti tra i piedi, gli apetassisti non hanno dove stare e non amano i tassisti, i cocchieri, che non amano né i tassisti né gli apetassisti, chiedono nuovi stalli in città nonostante i regolamenti nazionali non li prevedano al contrario di quelli locali che li prevedono ma non si sa dove.
In questa battaglia che ricorda più un film dei Monty Python che uno scontro intestino in una categoria produttiva, si raggiunge una congruità logica solo quando si parla di soldi. Centoventi euro per un giro di tre ore in taxi. Ottanta euro all’ora per un giro in carrozza, anche se spesso ci si lascia andare alla libera contrattazione che rivela una visione agrumicola del turista: tanto è più maturo quanto va più spremuto. Settanta euro all’ora per il giro “basic” con l’Ape-calesse: ma c’è anche l’opzione “by night” che costa dieci euro in più e il sontuoso “gold tour”, quattro ore a duecento euro.
Quella che nelle nostre lande chiamiamo libertà di scelta, altrove chiamano anarchia.
(…)
Pensate come potrebbe essere diverso, più ordinato e sensato, un pacchetto turistico ben bilanciato tra le forze in strada in questo momento: 340 tassisti, 15 apetassisti, 46 gnuri. Numeri al netto degli abusivi che alla fine campano meglio dei regolari, come spesso accade nelle terre di nessuno dove le regole sono come i paletti dello slalom, esistono perché devono essere evitate.
Ne sa qualcosa l’assessore comunale alle Attività produttive Marco Di Marco che ricorda, ad esempio, come i requisiti che riguardano l’impatto turistico degli Ape-taxi includano il multilinguismo dei guidatori e le divise: requisiti, non barzellette, eh. O come la dialettica sindacale sia merce deperibile al mercato della ragione: lo scorso anno un vertice coi tassisti, nella sua stanza in assessorato, finì in rissa tra i tassisti stessi. Intervenne la polizia.

  

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