Caro futuro segretario del Pd siciliano

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica

Caro futuro segretario del Pd siciliano, tra tre giorni lei sarà sulla sella del partito più indomabile della Sicilia. Con una particolarità tutta sicula (noi siciliani adoriamo inventarci pieghe di singolarità nelle quali nasconderci): la vita del partito democratico è l’unico rodeo in cui i calci in pancia non li prende il gaucho, ma il pubblico.
Io c’ero, sulle gradinate, quando nel 2008 voi annunciaste un’opposizione durissima al governo di Raffaele Lombardo. Non mi piaceva troppo il centrodestra pigliatutto, ma soprattutto avevo la sensazione che la concezione autonomistica di Lombardo e dei suoi ideologi etnei fosse di tipo domestico: della serie, ognuno nelle sue pentole ci mette quello che vuole, a patto che la spesa la faccia qualcun altro. E siccome la Sicilia aveva già dato da mangiare a troppi scrocconi, decisi di votare per il Pd.
La speranza di aver fatto la scelta giusta durò poco. Nel giro di un paio d’anni, ritrovai il mio partito dall’altra parte della staccionata a sostenere il governatore che non avevo voluto, e il centrodestra a fare la lotta dura senza paura. Solo in tempi recenti Antonello Cracolici, il nobile pensatore che ispirò quella rivoluzione del Partito Democratico, ha spiegato che “non si trattò certo di ‘larghe intese’ ma di un’operazione politica che ha permesso di liberare la Sicilia dalla destra più forte d’Italia”. Insomma un cavallo di Troia. Geniale.
Con Crocetta il piano era perfetto. Finalmente una sinistra di governo senza spaccature e divisioni. Ero talmente felice che mi ero dimenticato del boccone amaro delle larghe intese che poi non erano né larghe né intese. Addirittura (…) avevo sposato una logica politica talmente integralista che per due mesi a casa mia avevamo mangiato solo pane e mortadella, in ossequioso ricordo delle spassosissime Feste dell’Unità di villa Giulia.
Ma anche con Crocetta le cose non andarono come annunciato. Dopo pochi mesi di coabitazione, i democratici si misero di traverso e aprirono una crisi più sentimentale che politica: o noi o il Megafono, fu l’aut aut dato al governatore. Oggi il Pd e Crocetta vivono separati in casa e la ratio di questa scelta l’ha spiegata il solito illuminato, Cracolici: “Il problema della Sicilia non è certamente la maggioranza, ma la necessità di avere un nuovo governo”. Che detto da uno che al governo ci sta è un po’ come sentir dire all’impiccato che tira una brutta aria. Però abbiamo fiducia: tra qualche anno scopriremo che anche questo era un piccolo cavallo di Troia, un cavalluccio a dondolo tra quattro poltrone assessoriali.
Anno dopo anno, il rodeo è andato avanti e i calci non si sono mai fermati. Ma il pubblico ha sempre seguito lo spettacolo con fiducia, nonostante alcuni numeri – nel senso di esercizi – lasciassero perplessi.
(…)
Ebbene sì, ci avete fatto divertire anche quando non c’era nulla da ridere. Come nel caso dello scandalo dei rimborsi all’Ars. Avete speso ventimila euro di sms: vero, vi si chiedeva olio di gomito, voi però vi siete fermati ai pollici.
Ecco, caro futuro segretario del Pd siciliano, lei tra tre giorni lei sarà il gaucho di questo rodeo. Non le chiediamo miracoli, che già quelli ci sono stati altrimenti non sareste ancora qua. Però se poteste smetterla con queste diatribe interne che appassionano solo voi e qualche onanista patito di Youdem, ve ne saremmo grati. Perché litigare è un buon modo di crescere. A patto però di fare anche altro.

  

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