Mamma li russi

Paese che vai, turismo che trovi. Per Capodanno sono stato a Corvara, nel cuore delle Dolomiti, e sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ottima accoglienza, prezzi non esagerati, buona cura del turista. La Val Badia, come le altre località della zona, è un’oasi di civiltà e un esempio di oculatezza economica. Il visitatore non è mai trattato come un pollo da spennare (cosa che invece accade molto spesso al Sud, dalle mie parti): si cena con un menù ben assortito e un buon vino senza dover fare un mutuo, 30-35 euro a persona sono più che sufficienti; gli impianti del Dolomiti Superski sono efficienti e in gran parte discretamente veloci; le piste sono ben tenute. Insomma, un’esperienza da ripetere.
Poi mi sono spostato a Ovest, nelle alpi francesi della Savoia. Da trent’anni frequento una località sciistica che si chiama Val Thorens, 2.300 metri di quota, un posto discretamente estremo, solo per maniaci dello sci. Lì ho trovato i postumi di una rivoluzione. Il flusso turistico dominante, ma proprio in senso assoluto, è ormai quello russo. Italiani manco a cercarli col lanternino, persino i francesi sono in minoranza. I russi invece sono ovunque, con quel che ne consegue: la loro è una presenza turistica pacchiana, invadente, chiassosa e debordante. E non è per toccarmela con la pinzetta che la boccio, ma perché ho occhi e orecchie che registrano le differenze. La “russizzazione” (perdonatemi il termine orribile) di Val Thorens ha prodotto cambiamenti radicali. Al posto di un ristorante in cui si facevano omelettes indimenticabili, oggi c’è un locale di finto lusso nel quale il piatto forte sono le ostriche (le tipiche ostriche d’alta quota…). Nel giro di un anno sono spuntati come i funghi un paio di albergazzi a 5 stelle, in cui una camera in mezza pensione costa al giorno quanto l’intera pensione di un impiegato pubblico italiano (russo, non so). Lì dove c’erano tribù di snowboarder un po’ hippy e un po’ fricchettoni, oggi ci sono ragazzotti con auto di grossa cilindrata e femminucce appena maggiorenni, impellicciate e griffate dai capelli agli alluci. Tutti russi, naturalmente.
Ed è un peccato, perché la bellezza di un luogo si riflette anche su chi lo frequenta. Ma spesso accade il contrario, che l’opacità del turista offuschi il panorama.

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