I costi (obbligati) della politica

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Certo, chiamarli “portaborse” è un modo per chiudere le porte della ragione e arroccarsi sulla rupe dell’indignazione. Ma provando a identificarli come “collaboratori esterni” forse lo scenario cambia. Il caso è deflagrato quando il Movimento 5 Stelle all’Ars ne ha assunti 26, tra giovani avvocati e laureati in giurisprudenza. Le prime grida di scandalo sono partite da uno che vede rosso quando all’orizzonte appare un grillino: il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino, ex pentastellato ed ex onorevole a stipendio ridotto. E, diciamolo, questa caccia allo strafalcione nei conti dei 5 Stelle è tanto stucchevole quanto fuorviante.

Perché non si può non dare atto al Movimento di aver intrapreso, soprattutto in Sicilia, una meritevole battaglia per il contenimento dei costi della politica e di aver mantenuto l’impegno sulla riduzione degli stipendi dei suoi parlamentari. Quindi se una vera azione di pressing si volesse fare su Cancelleri e compagni non è sulla presunta incoerenza della moneta che dovrebbe incentrarsi, ma sull’abbattimento del falso mito secondo il quale si può fare politica gratis. L’assunzione dei 26 collaboratori esterni e la relativa giustificazione (“servono per studiare le leggi” quindi per consentire un’azione parlamentare più puntuale e più precisa) non lasciano spazio a equivoci. La politica ha i suoi costi, e il Movimento 5 Stelle deve ammetterlo. Uscire dalla leggenda della gratuità come pregio assoluto e, di conseguenza, del costo come disvalore del quale provare vergogna è un passaggio non più rinviabile. (…)
Il web, che i grillini conoscono e usano bene, è in tal senso una guida preziosa. Passata l’euforia per l’informazione a costo zero dei blog e dei social network, ci si è resi conto che un prodotto di qualità si paga e che se, com’è noto, le bugie hanno le gambe corte, le panzane dal canto loro si muovono rasoterra. Nella sua accezione più pragmatica, che in verità è l’imprinting dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, la politica è vista come servizio. E un servizio costa, specialmente se è di qualità.  

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Pubblicato da

Gery Palazzotto

Palermo. Classe 1963. Sei-sette vite vissute sempre sbagliando da solo. Sportivo nonostante tutto.

5 commenti su “I costi (obbligati) della politica”

  1. Massimo Puleo lei sa chi sono questi 85 “stabilizzati” che la Regione paga in ogni caso? Sa quali competenze hanno e come sono entrati? Inoltre sa che il m5s all’ars ha provato alcune di queste persone “stabilizzate”?
    Con queste info in più forse si capirebbe l’impossibilità di continuare ad attingere da questo bacino.

  2. Credo che riconoscere che le chiacchiere (sui costi zero della politica e così via) del Movimento 5 Stelle stanno a ventotto sarebbe un buon punto di partenza: restituirebbe parte di una credibilità al momento evaporata.

  3. Ma almeno questi scelti dai pentastellati sono, sulla carta, competenti e adatti al ruolo: possiamo dire lo stesso di quelli “selezionati” dagli altri partiti?

  4. E ventisei sono pure pochi, se nella caccia alla volpe ci vuole una muta di cani per scovare la volpe, qui le volpi sono tante e pure grosse.

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