La politica di traverso sulla strada del buon senso

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Se fosse stato il Pdl a ordinare ai suoi assessori l’immediato e perentorio abbandono della giunta regionale, ci si sarebbe scatenati a criticare i modi e le dinamiche del partito azienda. Ma siccome il diktat è partito dal Pd si è riesumata l’espressione sciapa “caso Sicilia” per riassumere modi e dinamiche di un partito fazenda.
Difficile è spiegare al cittadino cosa stia avvenendo in quello che doveva essere un laboratorio politico ed è invece una fattoria a coltura estensiva, con metodi antiquati, dove ognuno zappa per i fatti suoi e magari strappa le colture dell’altro.
Di certo siamo davanti a un fatto molto grave: la politica si è messa di traverso sulla strada del buon senso. E il disastro riguarda tutti noi, non soltanto le stanze del potere. Perché un governo che va avanti senza la propulsione delle componenti partitiche alleate deve combattere un’inutile battaglia tra le mura di casa prima ancora di mettersi al lavoro. Quindi è destinato a produrre male e poco.
Nel duello tra Rosario Crocetta e il Pd siciliano, torti e ragioni sono emulsionati in modo instabile, giacché basta smettere di mescolare il calderone delle accuse per osservarli ben distinti, chiari nella loro banalità. Il Pd chiede da tempo spazio in giunta, ma guai a parlare di poltrone come se si trattasse di posti in piedi e non di nomine pesanti. Crocetta va avanti per i fatti suoi e pretende di cavalcare, o addirittura domare, due destrieri contemporaneamente, quello del suo (ormai ex) partito, il Pd, e quello del Megafono.
Il risultato è una successione grottesca di scene.
Il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo giura di aver concordato col segretario nazionale Epifani la rottura col governatore siciliano, ma a Roma non ne sapevano niente e a Palermo cresce il sospetto che abbia sbagliato numero di telefono avvisando, chissà, la pizzeria sotto casa.
Da più parti nel Pd si convogliano tutte le speranze (di rinnovamento, di sopravvivenza, di resurrezione) in un congresso regionale nel quale ci si dovrebbe concentrare per tirare più le somme che le cuoia.
Crocetta si fa forte di un poco invidiabile record: il suo Pd ci ha messo nove mesi per risvegliarsi come nemico, mentre allo stesso partito non sono bastati quattro anni per sfuggire alle pratiche ipnotiche del suo predecessore Lombardo.
Intanto un manipolo di assessori cacciati via dal partito democratico resiste in carica nonostante l’assalto al Palazzo d’Autunno, poiché l’inverno non è alle porte, anche se da quelle parti il gelo istituzionale fa il suo brutto effetto.
Gli elettori del Pd sono spaesati e devono fare i conti con la rassegnazione di ritrovarsi ancora una volta con un partito che guarda da un lato e gira dall’altro, che parte con un’auto e arriva con una bicicletta (e mai dello stesso padrone).
(…)

  

One Comment

  1. Vix
    Set 30, 2013 @ 00:05:45

    Se l’avesse fatto Grillo non si sarebbero contati i commenti sulla’autoritarismo/dittatura del M5S …

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