Il grande programmatore Alan Kay era solito dire che “il modo migliore di prevedere il futuro è inventarselo”. Solo che lo diceva negli anni Settanta quando c’era davvero fame di futuro. Oggi, con un presente di precariato collettivo e un passato di punti interrogativi, il vero problema è questo: se al futuro non ci crede più nessuno, chi dovrebbe mai investirci?
Il lato positivo della monumentale biografia di Steve Jobs, firmata da Walter Isaacson, che sto leggendo solo adesso (mi piace diluire il tempo quando sono davanti a fenomeni di massa) è farti vivere il clima di allucinata speranza nel futuro che si respirava fino a venticinque anni fa. Quello negativo consiste nel tramortirti di nostalgia.

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