L’atterraggio nella terra dei rifiuti

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Viaggiare in aereo ha le sue controindicazioni, e qui non si parla di jet lag o di mal d’aria. Viaggiare in aereo, se si è palermitani, ha le sue controindicazioni soprattutto in questo periodo, e non c’entrano i lavori in corso all’aeroporto, né i ritardi dei voli a ogni soffio di vento.
C’entra il panorama dell’autostrada.
Sì, avete capito bene e vi spiego perché.
Mettiamo che voi atterriate al “Falcone Borsellino” con un aereo proveniente da una capitale europea, o da una città italiana tipo Milano, Torino, Firenze… anzi mettiamo che voi arriviate da una qualunque città del Nord del mondo e che, ritirati i vostri bagagli, vi muoviate verso casa. Appena imboccata l’autostrada, fatti salvi i primi chilometri di quella sorta di terra di nessuno che non è più aeroporto e non è ancora località geografica definita, si apre un panorama mozzafiato.
Mare?
No, immondizia.
Tonnellate di rifiuti marci, montagne di sacchetti alte un metro vi accompagnano dalla zona di Carini sino alle porte di Palermo, in un affastellarsi di colori che ben s’intona col grigio ritrovato del vostro umore: se partire è un po’ morire, dalle nostre parti tornare è un po’ tremare.
E dire che grazie ai voli low cost avevate imparato a conoscere città diverse senza dovervi svenare. Con un po’ di abilità internettiana oggi si prende un volo a mezzogiorno, si pranza in un’altra città e si rimbalza a Palermo in tempo per l’aperitivo serale, al prezzo complessivo che un tempo era solo quello del biglietto aereo. Conti a parte, la gioia del viaggiatore per diletto sta tutta in un’addizione di curiosità e intraprendenza: il risultato è l’amplificazione dei termini di paragone.
Ma ora c’è quel panorama dell’autostrada, che segna ogni rientro a Palermo come frustate sulla schiena.
Cassonetti stracolmi, ahi!
Sacchetti biodegradabili in fase di avanzata biodegradabilità, ahi!
Ruderi di lavatrici sull’asfalto, ahi!
I chilometri tra l’aeroporto e Palermo sono la via Crucis del turista di rientro, il prezzo mai congruo di una politica e di una cultura dissennate.
Bentornati a Palermo, la città dell’Amia fallita e del sacchetto selvaggio, ma anche la terra degli Ato malgestiti, in liquidazione e pignorati. C’è persino una beffa linguistica nelle parole chiave dello sfacelo: l’Amia ricorda un pronome possessivo che stride con l’interesse comune; l’Ato, secondo il mitico decreto Ronchi, doveva essere il futuro ma è nato, cresciuto e invecchiato come participio passato. (…)