Giorgio Napolitano

Il governo di Re Giorgio II, l’unico sovrano senza corona che succede a se stesso in una repubblica monca, inizia con un ruggito e qualche artigliata. E poco importa se la mano è tremante e lo sguardo è velato dalle lacrime. Il messaggio al Paese e alla Storia è chiaro: non siete stati in grado di muovere un passo da soli e siete stati costretti a chiedere aiuto a un vecchio di ottant’anni, quindi ora si fa come dico io e non rompete i coglioni.
Napolitano è, ironia della sorte, il vero artefice di una nuova stagione politica in cui ci sarà un premier con una tabella di marcia già fissata dal Presidente-Re e in cui la politica sarà chiamata a un’inusitata prova di responsabilità.
La parte più interessante del discorso di insediamento mi è parsa quella dedicata al Movimento 5 stelle con un esplicito distinguo tra piazza e Parlamento, tra rete e democrazia. Il resto (l’appello alle larghe intese, le lodi a Monti, le accuse velate all’innominato Berlusconi, la dichiarazione di inefficienza indirizzata all’invisibile Bersani) fa parte di un copione che sarà sviluppato con soporifera dovizia di dettagli dai giornali: e io non voglio conciliarvi il sonno, adesso.
I grillini dunque.
Il Presidente-Re non può dire esplicitamente di detestarli (sentimento del resto ricambiato) quindi si limita a giudicare importante il loro ruolo istituzionale, ma avverte di non esagerare con la caciara. E qui tocca il vero nervo scoperto.
La volontà di Grillo di radere al suolo il vecchio sistema, se pur sostentata da motivazioni assolutamente condivisibili, rischia di produrre una paralisi di tutta la politica italiana, con ripercussioni che vanno valutate su scala mondiale. Se per ricostruire bisogna aspettare che cada l’ultimo palazzo nelle mani dei rivoltosi e che rotoli l’ultima testa del battaglione nemico, forte è il pericolo che il tempo della guerra si esaurisca col tempo della sopravvivenza di tutto il Paese.
Vent’anni fa avevamo i granai pieni e uno scenario internazionale più fiducioso, oggi siamo alla fame e da Oltralpe ci guardano come se fossimo degli appestati.
Il Movimento 5 Stelle deve imparare a essere davvero il movimento dei cittadini, sorvegliando i potenti, manifestando aperture verso chi è degno interlocutore (quindi niente pregiudicati e voltagabbana), producendo atti politici e amministrativi che riavviino la macchina economica subito. La diffidenza dei grillini nei confronti della politica per intero, della stampa per intero, della burocrazia per intero è sbagliata, pericolosa e anche oltraggiosa nei confronti di tutti quegli elettori che hanno votato M5S proprio perché credono nella politica, nella libertà di stampa e nella sana burocrazia.
La rielezione di Napolitano è uno schiaffo ai vecchi partiti catatonici e ai nuovi partiti finto-giovani che non sono riusciti a schiodarsi dai preconcetti. I primi si sono ritirati in buon ordine sotto le coperte, i secondi hanno strepitato di complotti e macchinazioni: tutti quanti agli occhi dei cittadini senza stelle, cioè quelli veri, si sono dimostrati incapaci.
Ora sarà un ottantenne a doverli rimettere in riga.

 

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