vino

Molti anni fa al Messaggero ebbero un’idea bellissima. Per dimostrare che nella valutazione di un ristorante un ruolo di primo piano ce l’ha anche il servizio, vennero inviati una decina di cronisti in alcuni importanti locali di Roma con l’obiettivo di verificare la pazienza dei camerieri. Ne venne fuori uno spaccato molto divertente in cui i giornalisti raccontavano come avevano dovuto mentire rimandando indietro pietanze squisite.
Pensavo a questo articolo l’altra sera quando, in un ristorante sul lago d’Orta, mi è capitato di bocciare due – ben due! – bottiglie di Barolo perché non erano degne del loro prezzo (una era vicina all’imbevibile). Il giovane sommelier che mi aveva proposto il vino si è trovato in perfetta sintonia con le mie decisioni e ciò mi ha rincuorato, conscio del valore economico di che andava sprecato. In compenso la proprietaria del locale non l’ha presa benissimo e, dopo un’accoglienza cordiale, non ha più rivolto la parola a me e a mia moglie.
Abbiamo ripiegato su un più modesto Barbera e tutto è andato bene.

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