Formiglisti e travaglisti, cosa rimarrà?

travaglio formigli

Ho seguito ieri Piazzapulita con l’intervista a Pietro Grasso non tanto perché mi interessavano le ragioni del neo presidente del Senato (sono sempre stato convinto della sua buona fede e della correttezza del suo operato) quanto perché volevo comparare due metodi giornalistici molto in voga: il formiglismo e il travaglismo.
Corrado Formigli è scattante e nodoso quanto Marco Travaglio è rilassato e appuntito. Il primo saltella, interrompe, desume e ammicca nervosamente. Il secondo si spalma sulla sua tesi, sorride acido, gioca di appostamento. Formigli inoltre dà l’impressione – l’impressione, ripeto – di non capire proprio tutto quello che dice, ma del resto il giornalismo è anche l’arte di raccontare ciò di cui non si sa niente. Travaglio invece non si cura affatto di sapere tutto quello che c’è da sapere su un evento o su un personaggio: lui ha il suo presupposto, il suo punto di partenza vero o falso che sia e nulla lo sposterà dai suoi binari. Qui va ribadito che l’ho spesso apprezzato per i suoi articoli e i suoi interventi televisivi. Però ciò non vuol dire che abbia il mio incondizionato assenso. Ad esempio non mi è piaciuto il suo sottrarsi al confronto con Grasso. Ma probabilmente sul faccia a faccia Travaglio non è ferrato, come ha dimostrato la figura rimediata (da lui e da Michele Santoro) nell’ormai tristemente nota puntata di Servizio Pubblico con Silvio Berlusconi.
Riassumendo.
Formiglismo, ovvero il botta e risposta con poche botte.
Travaglismo, ovvero il botta e risposta senza risposte.

  

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