Frementi di gloria

La foto Giacinto Pipitone pubblicata su Runner’s World

C’è qualcosa di inspiegabile nei circuiti mentali di un runner se la sua scala di valori viene sovvertita, via via, coi chilometri macinati in una vita di corsa.
Passi per la fatica, dapprima vista come oggettivo fastidio ma poi vissuta come premio. Passi per la visione utilitaristica della meteorologia: meglio il freddo del caldo, meglio il vento della pioggia, eccetera. Passi per l’adattamento degli itinerari turistici che trasforma una città mediocre in una meta imperdibile se ospita una bella maratona. Insomma passi per tutti quegli atteggiamenti maniacali che fanno del runner un esemplare che vive da solo, o con una compagna molto paziente (o addirittura runner pure lei), e che si muove in branco solo se c’è da sgambettare.
Ma è davanti alle foto e alla loro destinazione d’uso che il runner si perde in un imperdonabile black-out di desideri, aspirazioni, ambizioni. Balbetta, torna bambino, si emoziona quasi quanto davanti al traguardo. Il mio amico Giacinto Pipitone, ad esempio, fa il cronista parlamentare e non gli mancano le soddisfazioni. Tuttavia se potesse scegliere tra uno scoop in prima pagina su un quotidiano a scelta e una foto con scarpette e calzoncini pubblicata in penultima posizione su Runner’s World, non avrebbe dubbi.
Anzi non ha dubbi, visto che adesso è al settimo cielo perché questo mese lo hanno premiato per il migliore scatto dei lettori. Pensate, gli hanno regalato addirittura una maglietta.

  

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