Il gesto delle manette di Berlusconi? Con me è stato spiritoso, come sempre. Il mio nemico numero uno è Monti, non il Cavaliere.

Antonio Ingroia concede a “Chi” l’onore di scolpire nella pietra berlusconiana il suo pensiero e dà ai non lettori del settimanale e ai non elettori del Pdl una tragica certezza: l’ex magistrato è il più vecchio dei nuovi politici.
Il linguaggio intimidatorio ha via via lasciato spazio all’allusione, l’ammiccamento si è diluito progressivamente in un appello senza appelli: Ingroia non cerca di fare proseliti, se potesse convocherebbe con apposito ordine scritto i suoi elettori, uno per uno.
L’ultimo arrivato nell’arco costituzionale dà lezioni di costituzione e scandisce le tappe di una ipotetica costituente.
Prima Ingroia era dove i suoi cronisti lo rappresentavano, in una sorta di ubiquità giornalistica che spalmava il suo potere ben oltre i limiti delle sue competenze. Oggi è semplicemente dovunque, persino su “Chi”. E da buon neo-politico l’ex procuratore aggiunto di Palermo non ha vergogna di sovvertire la scala di valori che sino all’altro ieri era apparentemente la sua. Monti peggio di Berlusconi: il professore bianco peggio del cavaliere nero, il rimedio peggio del male, il commediografo più esilarante del clown, il bianco più nero del nero.
Tra diktat improvvisati e messe cantate senza sacramento, Antonio Ingroia è la più cocente delusione dell’antimafia militante degli ultimi trent’anni. Un dilettante della politica che non vedeva l’ora di spacciarsi per professionista della scienza della politica. Un ex valoroso che ha ceduto al valore effimero della vanità. Un aspirante saltimbanco che affolla ogni tribuna, ogni salottino, ogni rubrichetta, ogni tavola rotonda: dove c’è una telecamera c’è lui con quell’aria supponente, come se l’avessero trascinato a forza. Uno che, tanto per dire, adesso trova spiritoso persino Berlusconi. Uno senza rossore insomma.
Un politico fuori stagione per tutte le stagioni. Praticamente un frutto surgelato.

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