Dura la vita estiva dei giornalisti sportivi. A parte i più fortunati, che si fanno la vacanza pagata nelle località montane in cui le squadre di calcio sono in ritiro, tutti gli altri devono impastare e cuocere le dichiarazioni di ragazzotti appena sbarcati in Italia e imbandire pagine e pagine su concetti gonfi d’aria come un pallone. “Iu scpero di grandi stasgioni e moltissima gol”, diceva ieri in tv un aspirante goleador importato dal sudamerica da non so quale società. E il concetto è fotocopiato, e fotocopiabile, in ogni intervista di ogni calciatore di ogni nazione (gli italiani parlano anche peggio di un centravanti serbo che non ha mai messo piede nel nostro Paese).

1) Siamo qui per vincere.

2) Abbiamo fiducia nel mister.

3) Serve coesione.

4) Darò il massimo per il mio pubblico.

E’ così da sempre. O almeno da quando il calcio ha monopolizzato i neuroni dell’italiano medio in vacanza. Per fortuna oggi iniziano le olimpiadi e le parole torneranno a valere per quello che sono. Aria fritta. E pure male.

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