C’è una forma indecente di umorismo involontario dietro agli appelli di politici e rappresentanti delle istituzioni per restituire la verità sottratta 32 anni fa a chi perse i propri cari nella tragedia di Ustica. Da Romano Prodi a Walter Veltroni sino a Giorgio Napolitano, è tutto un fiorire di scontatezze e di banalità come “quella data non può e non deve essere dimenticata”.
Non è la data che va tenuta a mente, quella è indelebile solo per i familiari delle vittime, ma la vergogna. La vergogna di un atto di guerra compiuto nei nostri cieli, con la complicità dei servizi segreti e il costante lavoro di depistaggio della nostra aeronautica. Su internet trovate molti dettagli sulle inchieste e sulle perizie contraddittorie (c’è ancora chi parla di cedimento strutturale, pensate un po’). Quello che non trovate, o che dovete assemblare tenendo un pizzico di bicarbonato a portata di mano, è l’acida proposopea di chi ha gestito o gestisce quello stesso potere al quale ora si appella per arrivare alla verità. Roba da ulcera gastrica. Prodi, Veltroni, Napolitano hanno avuto negli anni tutti i mezzi per esercitare le giuste pressioni internazionali e arrivare ai veri colpevoli, con nomi e cognomi e codici fiscali.
La panzana delle lettere aperte sui giornali o di quelle private ai familiari delle vittime è l’ultima, cocente, offesa per chi non ha più nemmeno una tomba su cui piangere.

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