Una quindicina di anni fa mi presi la briga di annotare tutte le battute e le minchiate che si sparavano durante la riunione dei capi al giornale. Ne venne fuori una raccolta che strappava più di un sorriso. L’ho riletta ieri e, a parte la malinconia nel constatare che uno dei protagonisti non c’è più, ci ho trovato esattamente ciò che eravamo: un gruppo di giornalisti male assortiti, abbastanza divertiti, molto dediti al mestiere. Eravamo tutte persone che avevano iniziato a lavorare da giovani quindi, pur non essendo anziani, masticavamo senza vergogna abbondanti dosi di cinismo (l’antidoto fondamentale contro il mal di giornalismo).
Le frasi raccolte erano ovviamente tutte vere e verificate, dato che quando ero assente c’era chi le annotava per me. Una delle più divertenti era questa.

Giornalista A: “Abbiamo le prime lettere di licenziamento degli operai della Fiat”.
Giornalista B: “Pubblichiamole, cosa c’è scritto?”
Giornalista A: “Mah, le solite cose: ho il piacere di comunicarle…”

Tutto vero, realmente detto. Come il titolo di questo post (che dava il nome alla raccolta).

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