C’è un movimento che prende piede nella rete che si chiama #formattiamoilpdl e che, come si intuisce, vuole cambiare il Pdl. Anzi, citando testualmente i promotori, “vuole cambiare in meglio il Pdl”, come se si contrapponesse a un gruppo che lo vuole cambiare in peggio.
A parte l’iniziativa meritoria di battersi per un’idea, c’è però un aspetto molto singolare che va sottolineato. Come si può migliorare un partito che dal suo esordio ha prodotto solo disastri? A quale fonte di ottimismo e buona fede si attinge per sostenere un gruppo di politici che in vent’anni si è occupato esclusivamente di leggi ad personam e di favoritismi?
Il movimento dei “formattatori” ha sicuramente un’intenzione nobile, ma rischia di passare alla storia come quell’architetto che, costruito un immenso castello di sabbia, riuscì ad abitarci sin quando dal cielo non cadde la prima goccia di pioggia. Tutto è possibile, ma non tutto è plausibile.
Il Pdl è il partito col più alto tasso di promesse non mantenute. Serve davvero che qualcuno gli dia la possibilità di vendere altre illusioni?

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