Contrordine, i lettori del web non sono scemi

Appare sempre più decisivo il ruolo del web nei meccanismi di diffusione della notizia. La recente tornata elettorale ci ha dimostrato – ma non ce n’era bisogno – che la partecipazione diretta dei cittadini alla consultazione e al decrittamento dei dati del voto produce ricchezza informativa. I lettori del web non sono, come qualcuno ormai in minoranza vorrebbe fare credere, meno prudenti di quelli della carta stampata. Sono solo più fortunati perché hanno più mezzi per accedere alle infinite stanze della realtà.
Durante le elezioni a Palermo, tanto per citare la mia esperienza diretta, abbiamo avuto modo di sperimentare l’ebbrezza del confronto istantaneo: io, altri giornalisti e decine di migliaia di persone, ognuna col suo bagaglio culturale, con la sua specializzazione. Quando abbiamo confutato i dati elettorali ufficiali, si sono subito materializzati docenti universitari, esperti di statistica, appassionati di matematica che in pochi minuti, magari dietro a un nickname, hanno fornito tutte le simulazioni e le integrazioni sostanziali che il caso richiedeva. E’ stato un momento importante. Perchè da appassionato del web ho avuto modo di constatare la ricchezza strategica di un mezzo che, in fondo, ha appena iniziato ad espandersi.
E a poco vale l’argomento più frequente che i dinosauri anti-internet tentano di usare, cioè che online c’è troppo spazio per gli stupidi e poco per le verifiche. Gli stupidi vengono trattati dal web con una ferocia che l’ambiente analogico non conosce. Quanto alle verifiche, queste dipendono dalle persone e non dal terreno su cui ci si muove.
Qualche tempo fa con un collega scoprimmo che, per effetto della lentezza di afflusso dei dati elettorali, alcuni importanti quotidiani non avevano mai dato per decenni i risultati definitivi delle consultazioni. Ciò perché passato un giorno o due si riteneva, erroneamente, che la notizia fosse decotta. In realtà, acclarata la sciatteria dei giornalisti, la questione poteva essere ristretta a un ambito che riguardava più i lettori che i manovratori delle notizie: non c’era un acceso allargato alle fonti quindi non c’era un adeguato potere di controllo sui presunti controllori. Nessuno protestava, perché c’era assuefazione a un metodo sbagliato e perché non c’erano le armi per combattere.
Ora per fortuna tutto è cambiato. I giornali possono fare e dire quello che vogliono, ma non hanno più il monopolio.
La liberalizzazione delle notizie è un segno di indipendenza.

  

3 Comments

  1. giusicilia
    Mag 11, 2012 @ 09:30:03

    sono giustissime considerazioni, io vi ho seguito su dipalermo e mi sono divertita, informata ed appassionata quasi come quando dalle mie parti facevo il giro dei seggi, però stando comodamente seduta sul mio divano

  2. Contrordine, i lettori del web non sono scemi | Informare per Resistere
    Mag 12, 2012 @ 12:03:59

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  3. Contrordine, i lettori del web non sono scemi | FiascoJob Blog
    Mag 12, 2012 @ 13:00:59

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