Molto spesso mi sono trovato in disaccordo coi proclami di Beppe Grillo (se sfogliate le pagine di questo blog troverete qualcosa in proposito). Però oggi è difficile dargli torto quando invoca una Norimberga per i partiti.
Sbaglia chi nel nome di una sorta di ragion di Stato invita a guardare avanti e a mettere da parte le polemiche, cercando lo sconto anziché lo scontro. Questo Paese è stato portato quasi alla fame non dalle convergenze economiche, né dai fantasmi della finanza mondiale, ma da una classe politica nefanda.
Facendo lo slalom tra i distinguo, ma evitando di impantanarci nella retorica, dobbiamo dircela tutta perché non è andando appresso alla sottile strategia politica che si porta la pagnotta a casa.
L’Italia è vittima di sprechi inauditi e i partiti sono una macchina mangiasoldi. Punto.
Non c’è nessun deputato o senatore che ci possa convincere del contrario. Se un partito non sa quanti soldi ci sono in cassa, se il fiume di milioni può essere deviato dal primo tesoriere, se vengono fuori diamanti e lingotti d’oro, se gli affari privati si fanno insomma coi soldi pubblici, è chiaro che c’è qualcosa che non va.
E a poco vale la giustificazione ufficiale secondo la quale il finanziamento servirebbe a garantire l’indipendenza dei partiti dalle lobby e la sterilizzazione della politica rispetto al potere economico. Quando si ruba in modo sistematico c’è poco da sottilizzare. Non è lo spettro della dittatura berlusconiana che fa più paura, ma quello della fame.
Quindi ben venga la Norimberga dei partiti. Un processo in cui tutti questi signori dovranno dire dove hanno nascosto i soldi, come li hanno spesi e quando li restituiranno. Sono per lo scontro, non per lo sconto insomma.

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