O così o me ne vado

Il succo delle dichiarazioni di Mario Monti è questo: o così o me ne vado. E mai, a mia memoria, un premier aveva minacciato di mollare tutto per il rischio di mancata coesione tra il Paese e il programma di governo. Certo, si dirà, questo non è un esecutivo eletto ed è più facile muoversi per ultimatum. Ma i governi che c’erano prima, pur non essendo tecnici, l’aut aut l’utilizzavano ugualmente, solo in modo più presuntuoso: ad esempio minacciando o imponendo la fiducia.
Credo che la presa di posizione di Monti meriti un minimo spazio nella memoria delle cronache giornalistiche e spero che qualche giornale le dedichi una riflessione ben più approfondita e prestigiosa di questa.
Dalla spocchia del “tanto ce la facciamo da soli”, del “pensatela come volete, noi abbiamo i numeri” al “se vi piace così va bene altrimenti ce ne andiamo”, mi pare che di differenza ce ne sia. Solo che ormai ci siamo abituati a una politica senza tette, culi e barzellette sporche e la crisi di astinenza dal trash fa passare in second’ordine una ritrovata serenità di contenuti.
Monti non è certo il miglior premier (ci sta dissanguando e chissà per quanti anni lo malediremo), però persino i suoi antipatici ultimatum rischiamo di passare alla storia come buone notizie.

  

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