Qualche anno fa ho messo quattro soldi, ma proprio quattro, su un fondo d’investimento. Al consulente spiegai che mi bastava tenere quella cifra lontano dal conto corrente per evitare che le mie mani bucate la dissipassero in un fiat. Mi furono fatte firmare carte, mi furono impartite lezioni di macroeconomia, fui rassicurato e anzi blandito: era la migliore scelta che potessi fare.
Effettivamente subito dopo mi sentii risollevato: non avevo più la disponibilità di quei soldi e ogni tentazione era allontanata.
Ovviamente di tutta quella valanga di promesse di guadagno non una sola corrispondeva a realtà: ma non mi ero fatto illusioni.
Quello che mi fa imbestialire è che ogni anno la società che gestisce questo fondo mi manda un plico identificato ottimisticamente come “estratto conto”. Cinquantasette pagine zeppe di grafici, previsioni, stime, proiezioni al 2025 e più avanti ancora. E della mia situazione personale non si capisce un tubo. E non credo che basti una laurea in economia per decrittare un paio di dati utili. Tutto quello che è scritto su quelle pagine svolge una funzione elementare e criminale: confondere le idee.
Il bello è che il documento si apre con la frase “ai sensi del decreto legislativo numero…”. Ecco ai sensi della legge a un povero disgraziato che vuol sapere che fine hanno fatto i suoi risparmi si dovrebbe rispondere in maniera sintetica e chiara. Tipo: gentile signore, lei quattro anni fa ci ha affidato incautamente tot euro, oggi se ne ritrova tot meno tot perché siamo scarsi e/o imbroglioni e/o sfortunati, comunque ecco di seguito le cifre che la riguardano.
Per fare certi mestieri non si guarda alle specializzazioni, ma alle fedine penali: più sporche sono, meglio è.

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